MIT news

11 Novembre 2009

mit-coverPresi dalla curiosità, abbiamo scritto ai webmasters di alcune università nel mondo. La scelta si è orientata verso università di tutti continenti.

La richiesta è stata di illustrarci con quale tecnologia è stato realizzato il loro sito e se ci fosse qualche feature di cui andassero particolarmente fieri o che avessero notato fosse molto utile ai loro utenti.

Fiduciosi nella voglia di condividere della comunità web, abbiamo atteso le informazioni richieste.
L’unica università (per il momento) che ha risposto alle nostre richieste è il M.I.T.

Quindi abbiamo saputo che il loro sito è fatto in casa su piattaforma Unix (our current website, uses a customized content management system built in-house based on Perl, XML and native UNIX tools) e che, dopo 6 anni, pensano di ristrutturarlo utilizzando Joomla.

mit-cover2La parte di cui sono più orgogliosi è la loro home page che cambia ogni giorno illustrando, con una nuova foto ogni volta, gli avvenimenti più interessanti dell’università (The most-often lauded feature of our main homepage is that the central graphic and thus spotlight changes every day to offer a different look and to highlight a new aspect of MIT’s work or community).

Ai colleghi del M.I.T. va la nostra gratitudine per essersi dimostrati così celeri nella risposta e così disponibili.


Bibliotecariiiiii

9 Novembre 2009

Questa nota l’ho scritta basandomi sulla mia esperienza. Altre esperienze diversa da questa, sono benvenute.

Ho visto passare decine di commissioni, gruppi di lavoro, redazioni web, think-thank, brain-trust, riunioni di lavoro, seminari di progetto. Ho conosciuto tanti tecnici programmatori, qualche letterato, parecchi grafici, qualche comunicatore/addetto stampa, abbastanza ‘commerciali’ e anche consulenti ascoltati – e pagati – come oracoli. In nessun caso ho incontrato bibliotecari.

Eppure è da folli immaginare un sito complesso gestito solo con l’appeal della grafica, gerarchie ad albero e applicazioni web chiavi in mano.

Guardate il portale della Sapienza. Fino a qualche anno fa, una buona struttura ad albero (HOME, RICERCA, STUDENTI, ATENEO, EVENTI e INTRANET) poteva anche soddisfare i requisiti minimi di funzionalità.
Adesso, con la ricchezza dei contenuti informativi, procedurali, e – sopratutto – con gli obblighi di trasparenza… tutto questo diventa semplicemente ingestibile: e non dipende dalla cattiva volontà dei progettisti e dei manutentori. Manca la cultura della classificazione, una cultura che solo i bibliotecari possiedono.

I bibliotecari hanno questa cultura ma mai (mia esperienza) l’ho vista messa a disposizione per il web e per i progetti collegati. Escluso naturalmente lavori strettamente legati alle banche dati e alle riviste elettroniche.

Magari fosse una conventio ad excludendum, è che proprio nessuno ci pensa! E loro (i bibliotecari) si guardano bene dal farlo notare.


Gli studi di genere sbarcano nelle università romane

2 Novembre 2009

E’ nato il GIO-Gender Interuniversity Observatory, un osservatorio interuniversitario sugli studi di genere, parità e pari opportunità.

I rettori della tre Università di Roma (Sapienza, Roma 3 e Tor Vergata) hanno firmato un protocollo di intesa che verrà presentato ufficialmente giovedì 5 novembre in Campidoglio, in occasione dell’incontro Studi di genere e pari opportunità nella Sala della Promoteca, alle ore 16.30.

Gli studi di genere nascono negli Stati Uniti e si riferiscono alla questione dell’identità sessuale e la sua origine culturale più che biologica. Questione che – c’é da scommetterci – provocherà qualche vivace dibattito dentro e fuori le università.

Ci pare che l’iniziativa cerchi di saldare la cultura e la critica femminista (ma anche omosessuale) con gli aspetti più “sindacali” legati alle politiche delle pari opportunità dentro le università. Quanto questa saldatura sia forte e evidente ai promotori dell’Intesa non mi è molto chiaro e comunque le future iniziative chiariranno questo aspetto.

Rileviamo – al momento – che il sito non è all’altezza dell’ambizioso progetto. Ormai (ma forse è una nostra deformazione professionale) non riusciamo ad associare il termine “osservatorio” senza immaginare un sito articolato e ricco di documentazione, link, articoli eccetera. Aspetti – al momento – non presenti.

Documento
Proponiamo la lettura di un documento molto interessante pubblicato nell’Area Forum della Sapienza. E’ una lettera di un gruppo di docenti rivolta ai candidati alla carica di rettore della Sapienza nella campagna elettorale di un anno fa:

Aggiornamento [6 novembre 2009]
La cronaca dell’incontro (via Notizie IN-Campus Tor Vergata)


La riforma e il webdesign

30 Ottobre 2009

Dal punto di vista del webdesign e della progettazione dei siti ogni operazione di razionalizzazione, semplificazione e trasparenza dell’organizzazione universitaria è benvenuta.

Chiunque si avvicini alla progettazione del portale della Sapienza sa quanto è difficile e “innaturale” tener conto di un modello accademico che non corrisponde al modello mentale di un utente studente/cittadino.

Il limite massimo di 12 facoltà è – secondo me – un’ottima cosa. Anzi mi permetto di chiedere come mai si è perso tempo per dibattiti estenuanti sugli Atenei Federati mentre la soluzione poteva essere cercata cercando di raggruppare aree affini dal punto di vista disciplinare e scientifico. Se l’università avesse intrapreso questa strada per tempo non avremmo dovuto affrontare il problema pungolati e obbligati da una legge.

Mi pare di capire che per i dipartimenti si aprano nuove sfide: ad esempio il pieno affidamento dell’attività didattica (approfondiremo questo aspetto su wordsapienza).


Terre di mezzo

28 Ottobre 2009

La vicenda del prof. Caracciolo non va sottovalutata.  Il meccanismo brutale dei mass media ha giustamente stigmatizzato le idee espresse dal professore. La brutalità consente al professore di atteggiarsi a vittima mentre l’opinione pubblica  può tirare un sospiro di sollievo allontando da sé l’incubo nazistoide e antisemita.

Ma i frutti avvelenati rischiano di lasciare semi pericolosi e tutti noi faremmo male a sottovalutarli. A parte la solidarietà di gruppi nazisti e di ‘malpensanti’ antisemiti, siamo allarmati da alcuni atteggiamenti di ‘apertura’ che, evocando il volterriano richiamo alla difesa delle idee contrarie (motto quanto mai inopportuno) , rivendicano una presunta libertà di pensiero.

Erudizione, filologia, pensiero liberale, libertà di ricerca, democrazia, politica e storiografia sono usati con  astuzia inquietante.  La tecnica è abberrante, spostare continuamente il piano del ragionamento, in questo modo qualsiasi argomentazione diventa legittima e sostenibile.

Nego l’olocausto? Ma no! Infatti ho detto “cosidetto” riprendendo la definizione di uno storico ebreo…esercito la mia libertà di ricerca…parliamo dei campi di concentramento? E allora la politica israeliana a Gaza? (confondendo in modo odioso due terreni completamenti diversi). E ancora, persone elette in parlamento definite di “affievolita cittadinanza italiana”; sulle leggi razziali che cacciarono i docenti ebrei dalle università? Anche oggi le carriere accademiche si fanno o non si fanno a seconda che si pensino e si scrivano le cose giuste.

E così di seguito.

Torniamo sull’argomento perché alla Sapienza manca uno spazio dove poter raccogliere la risposta ferma e di condanna da parte della comunità degli studiosi. Abbiamo la “vetrina istituzionale” (mirabilmente curata) e i giornali, ma “nella terra di mezzo” (blog, siti sindacali eccetera, insomma quella che – con forse troppa semplificazione – definiamo del web 2.0) poco o nulla.

Siamo venuti a conoscenza di una lettera inviata a dei ricercatori da parte del prof.Azzaro, Prorettore per lo Sviluppo delle Attività Formative e di Ricerca.
La lettera è pubblicata da Caracciolo (http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html), il quale (ringalluzzito evidentemente dalle reazioni) si prende la briga di glossare la lettera e di dichiarare che avrebbe preferito uno storico o un filosofo, evidentemente gli unici degni di poter discutere le sue ‘teorie’ e i suoi ‘pensieri’.

Pubblichiamo la lettera integrale del professor Azzaro e facciamo un appello perché si moltiplichino le reazioni di indignazione e di condanna contro ogni tentativo di riportare indietro la storia.

Cari colleghi ricercatori,

proprio nel momento in cui la Sapienza vive un confronto democratico nell’Ateneo attorno al momento delle elezioni per il rinnovo dei suoi Organi rappresentativi, la nostra comunità è stata scossa dalla notizia che uno dei ricercatori di questo ateneo nega verità storiche dolorose che hanno informato la storia del XX secolo.

Pur nel rispetto dovuto alla persona del ricercatore Caracciolo protagonista di questo episodio, così come ad ogni altro docente e ricercatore, di fronte a simili posizioni come prorettore e Coordinatore dei Ricercatori della Sapienza mi sento di chiedere a tutti i colleghi di essere uniti nel ribadire l’impegno civile e democratico della comunità scientifica nell’esercizio della memoria di eventi tragici della storia del Novecento e nella considerazione del metodo scientifico della ricerca.

La Sapienza costituisce un luogo in cui la ricerca scientifica è libera, come prescritto dall’art. 33 della nostra Costituzione.

Il ricercatore Antonio Caracciolo afferma che:“ io sono un ricercatore e ho l’obbligo e il diritto di ricerca ”.
Tuttavia si deve precisare che, in questo caso, il nostro collega credo che non abbia colto appieno la differenza tra l’attività di ricerca e l’oggetto stesso della ricerca. La ricerca storica prende le mosse sempre da un dato di partenza acquisito che è l’oggetto della ricerca stessa. Quel dato è acquisito in quanto documentato da varie fonti scritte e visive, da testimonianze di vario genere, da luoghi che ne testimoniano l’esistenza. La ricerca poi dovrà capire il fenomeno e spiegarlo, spiegarne la genesi, indagare sulle cause del suo sorgere e sulle conseguenze che esso ha prodotto. Nascono così le varie interpretazioni che mai, però, possono prescindere dal dato di partenza della ricerca stessa.

Le “ tante verità da verificare ” sull’Olocausto, come ipotesi di ricerca di cui parla Caracciolo, possono riguardare la interpretazione del fatto ma mai negare il dato di partenza della ricerca storica sull’Olocausto: che è costituito dalla verità (questa volta unica) del genocidio di milioni di ebrei, fatto inconfutabile.

Credo che la presa di coscienza delle verità storiche e del metodo della ricerca a cui oggi siamo richiamati da questo episodio, possano costituire un monito per il lavoro di ciascuno di noi e per la concezione democratica dell’istituzione universitaria cui apparteniamo.

Bartolomeo Azzaro
Coordinamento Ricercatori della Sapienza
Prorettore per lo Sviluppo delle Attività Formative e di Ricerca


Dipartimento e sito web

26 Ottobre 2009

Prosegue… un po’ lentamente il progetto “un blog per il dipartimento“.


Il lato oscuro del blog

23 Ottobre 2009

Naturalmente conoscevamo il blog del prof. Caracciolo e le  inquietanti teorie che dipanava  di post in post fin dal suo esordio, quando il blog aveva l’impegnativo titolo di FARE POLITICA IN FORZA ITALIA.

Quando abbiamo condotto una indagine sui blog dei docenti della Sapienza per un articolo per Comuniclab, abbiamo tirato un sospiro di sollievo: il professore sembrava aver abbandonato la sua impresa (nonostante il nuovo e pomposo titolo di Fare politica con il popolo e per il popolo italiano ).  Ci  sollevava dal dovere di segnalare un blog che avremmo volentieri evitato di citare.

Ora, Repubblica ripesca l’originale blogger e le sue teorie.  Ai  colleghi del professore affidiamo il compito di riflettere sulla  libertà di ricerca e su come affrontare le abberranti teorie negazioniste.

Noi facciamo solo un paio di riflessioni – più semplici.

La prima è che, ancora una volta, è il media mainstream che vince: chi si sarebbe accorto del professore? Chi avrebbe irriso ai “consigli” dispensati a  Berlusconi? Chi si sarebbe allarmato leggendo le  logorroiche e strampalate denunce sulle lobby ebraiche? La seconda è che – nonostante tutto – è molto meglio che queste idee escano fuori,  perché possano essere illuminate dalla luce della ragione e della verità storica.

Per un po’ la popolarità del professore crescerà a dismisura.  Poi  – speriamo presto – il professore tornerà alla solitudine dei suoi studi.

Update:

La versione del professore sulla vicenda.

In particolare avverto che l’articolo di Repubblica non è filologicamente affidabile e quindi lo disconosco interamente per ciò che vorrebbe far credere.