Il social web può essere definito come un flusso infinito di informazioni costantemente aggiornate dagli stessi fruitori. Una serie di servizi multimediali vissuti live, altri acceduti ad intervalli temporali. Posta elettronica, blog, rss, chat, social network, moodle, videochat, ecc. sono running task di contorno a tutte le nostre attività lavorative e di svago.

Quando il lavoro quotidiano riguarda la gestione di contenuti multimediali e nel tempo libero, cioè nei weekend, la sera ed in casi estremi la notte, sviluppiamo i siti personali o pubblichiamo articoli, si matura un elevato grado di assuefazione dato dal tempo di esposizione.
Pertanto oggi internet viene paragonata ad una droga per la sua capacità di indurre questa assuefazione (alcuni già parlano di dipendenza) e quando capita di esserne privati, si patisce l’astinenza come se affetti da una sorta di schizofrenia “digitale”.
Le informazioni così facilmente raggiungibili, sono ordinatamente mescolate tra banner, animazioni e link pubblicitari. Rese accattivanti alla lettura piuttosto dalla bravura del webmaster oppure dalla popolarità del contenuto, che dal loro valore intrinseco. I motori di ricerca offrono la possibilità di decontestualizzare i contenuti affiancandoli ad altri simili rendendo la lettura completa e veloce.
Quel che sorprende è che siamo diventati maledettamente veloci e acquisiamo una mole di cui non ci rendiamo nemmeno conto, la più disparata, e che tutto viene comunque registrato nel database della nostra mente.
Quello che mi chiedo è se il nostro cervello si è adattato a simili velocità oppure se necessita di tempi più lunghi per metabolizzare e catalogare i contenuti nella memoria. Se riusciamo a costruirci un opinione propria da questa macedonia.
Abbiamo creato un marasma tecnologico che ci inonda con una offerta inesauribile di distrazioni virtuali. L’inondazione dei segni multimediali ha prodotto problemi di concentrazione, compresa la perdita di comprensione, overload cognitivo e la diminuzione di percezione di stanchezza nella capacità di recepire le informazioni che consumiamo con tale voracità. Può essere che il nostro mondo iper-connesso semplicemente abbia reso difficile per noi il pensare?
Pubblicato da Mario Baioli
trumenti collaborativi che hanno reso tutto ciò fattibile. Il vantaggio è che anche progetti enormi possono essere sviluppati con il contributo di persone che non si dedicano ad essi a tempo pieno, ma che comunque possono dare un loro contributo. Sourge force è un chiaro e fulgido esempio. Quindi si, è cambiato il modo di sviluppare, è cambiato il modo di usare il software. Ci stiamo abituando ad interagire di più con altri programmi, con altri oggetti, con altri dati e con altre persone.
Pubblicato da Mario Baioli
Pubblicato da Mario Baioli 








