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PA e Open Source un matrimonio possibile

20 gennaio 2009

Brevi note su una migrazione. (sembra un mac ma è linux)

Che Linux abbia fatto passi da gigante in termini di usabilità per gli utenti medi dei personal computer è un dato di fatto. Il progetto Ubuntu ha fatto il miracolo fornendo un ambiente grafico del tutto simile a Windows. Per l’utilizzo in ufficio, con la semplice installazione del sistema operativo si hanno in dono la suite Open Office (word ed excel per interdenci), un client di posta elettronica simile ad outlook e il browser Firefox che da solo contende il primato a Internet Explorer anche su piattaforma win.

Senza voler ripercorrere le tappe della storia del software open source ne alimentare contrapposizioni ideologiche nell’annoso dibattito sull’uso di software proprietario al posto di quello libero, in questo post, ci concentriamo su un caso conreto per confutare uno dei “miti” che solitamente impediscono la sua diffusione nelle organizzazioni la cui infrastruttura IT è marchiata Windows.

Gestire il proprio PC con un sistema operativo “diverso”  equivale a mettersi a margine della rete locale. Non si accede al dominio (NT o Active Directory che si voglia) e non si possono usare le applicaizioni office, uno “standard” al quale tutti gli utenti sono abituati.

Non è così e alcune delle difficoltà che pur si incontrano sono facilmente superabili.

Vediamo come, ripercorrendo le tappe dell’installazione di sistema perfettamente funzionante.

L’ultima versione di Ubuntu, la 8.10, ha una caratteristica fondamentale per affrontare la migrazione senza troppi rischi. Grazie ad un software geniale come Wubi è possibile installare il nuovo sistema operativo in coabitazione con Windows. All’avvio del PC si potrà scegliere di lavorare con uno dei due sistemi. Avremo tutto il tempo di imparare ad usare il nuovo ambiente potendo contare sul buon vecchio windows nelle situazioni critiche.

Una volta scaricato il file .iso (immagine del disco cd) in una cartella, si scarica wubi nella stessa cartella, si lancia ed il gioco è fatto. In meno di 20 minuti si avrà un sitema Linux finzionante.

Resta ora il problema di accedere alle cartelle condivise della rete gestita con windows.

il mio nuovo desktop

il mio nuovo desktop

Questo è il passaggio critico per un utente non troppo esperti di sistemi oeprativi e reti ma non insormontabile e comunque alla portata di qualsiasi tecnico o amico smanettone.

Bisogna installare una componente di nome SAMBA e configurarla con alcuni parametri come il nome di dominio e l’indirizzo IP del Server Wins (sempre che l’autenticazione degli utenti non sia Gestita con Active Directory, il che rende le cose più semplici).

Indicazioni precise sono qui: http://help.ubuntu-it.org/6.06/ubuntu/serverguide/it/configuring-samba.html

Una volta superato questo scoglio, potremo “montare” tutte le cartelle condivise che vogliamo aprendole in Esplora risorse che, in Ubuntu, si chiama Nautilus.

La versione 8.10 è nuova di zecca e l’unico neo che le ho trovato è, appunto, quello di dover “montare” a mano le cartelle perchè SAMBA con la nuova versione non fa tutto il suo dovere. Il sistema operativo comuqnue è sviluppato volontariamente da una estesa comunità di programmatori e presto anche questo problema verrà superato.

La configurazione delle Stampanti condivise in rete è un altro problema da risolvere ma comunque superabile sempre grazie a SAMBA.

Ora no siamo più isolati e abbiamo us sistema operativo altamente stabile. Addio ai crash di sistema e soprattutto alle periodiche re-installazioni rese necessarie dalle progressivo decadimento delle prestazioni di qualsiasi macchina windows.

Linux è un ottimo sistema operativo per valorizzare al meglio anche le proprie risorse hardware e per rivitalizzare i computer più vecchi, garantendogli prestazioni sempre all’altezza di qualsiasi richiesta.

E office? Tutti file prodotti con MS Excel e Word sono da buttare?. No, anzi, Open Office gestisce tutti i tipi di file .doc. .xls, oltre quelli con il formato aperto ods e odt. In un periodo nel quale la diffusione della suite 2007 di microsoft costringe gli utenti di MS Word 2003 a scaricare dei “viewers” per leggere i file .docx (nuova geniale idea) che sono il formato di default, ricorrere ad una suite office open source, che anche dal punto di vista dell’interfaccia utente, è pressocchè identica a quella alla quale sono abituati è senza’altro un modo per garantire maggiore interoperabilità e produttività.

Per concludere. L’operazione passa all’open source con un  minimo sforzo e assistenza tecnica è senz’altro possibile e a fronte di qualche sforzo organizzativo e cognitivo per imaprare le differenze con i sistemi ai quali siamo abituati ci sono vantaggi di carattere tecnico organizzativo ed economico che, a mio giudizio costituiscono un  valore non trascurabile.

Ma l’aspetto più importante dell’investire in tecnologia e software libero non è squisitamente economico.

In un incontro con Bruce Perens, uno dei padri fondatori del movimenti Open Source, insieme a Richard Stallmann, al quale ho avuto la fortuna di partecipare un paio di anni fa, l’ospite suggeriva di abbandonare la strada del conflitto sulle
feautures e sopratutto sul Total Cost of Ownership dei sitemi
propretari contro quelli open source. Fare la guerra con i numeri non
porta alla vittoria nessuno, visto che i numeri si possono “manipolare”
ed interpretare a proprio favore.

L’argomento migliore per convincere le imprese ad investire in sistemi
Open e magari contribuire al loro sviluppo è quello della Libertà.

Puntare su sistemi aperti svincola le porprie strategie di crescita e la propria
operatività da partners che, spesso, diventano troppo forti e condizionano
pensatemente i modelli di business e la struttura dei costi.

Nella Pubblica Amministrazione questo è, se si può, un aspetto ancora più rilevante.

Quindi passare ad Ubuntu abbandonando Windows non è solo un vezzo da smanettoni snob ma un’occasione per affermare un principio di traparenza ed efficienza della Pubblica Amministrazione.

Non ne sono sicuro ma credo che lo scrivente sia il primo e l’unico utente Linux nell’amministrazione de La Sapienza. Aspetto curiosi farsi avanti.

6 commenti
  1. fcarnera permalink
    20 gennaio 2009 8:28 pm

    Bel post…provero’ a installare Ubuntu su Windows (ma si puo’ dire di aver abbandonato Microsoft? Non bisogna avere comunque un’odiosa licenza?). Comunque ti rassicuro…un sacco di colleghi fanno girare Linux sui loro pc.

  2. 21 gennaio 2009 12:19 am

    si. ci vuole la licenza. ma la coabitazione è solo temporanea. ho scelto questo approccio per testare ii problemi con SAMBA e di digestione del Dominio NT. Dopo qualche tempo di rodaggio e risolti altri problemini che eventualmente possono emergere nell’uso di Ubuntu tra la selva di Win si può trnaquillamente procedere con una installazione vera e propria e per i più arditi con una compilaizone del kernel sul proprio hardware. con calma però. io non sono un sistemista ne un utente espertissimo di ubuntu per ora. per i dettagli tecnici che non ho pubblicato per non ammorbare troppo. scrivetemi in pvt. ciao ciao

  3. Adriano permalink
    21 gennaio 2009 8:19 am

    All’Art.1 del decreto di Infosapienza c’è scritto che tra i compiti c’e’la “Diffusione dell’utilizzo del software libero e Open Source nell’ambito delle attività di Amministrazione, nella didattica e nella ricerca con particolare attenzione in quest’ultimo caso a fornire il necessario supporto di competenze allo sviluppo di nuovo software;” Speriamo siano coerenti con quello che scrivono!

  4. 21 gennaio 2009 12:20 pm

    aggiornamento:

    la stampante di rete si installa i 4 e 4 8 da interfaccia grafica inserendo smb://indirizzo_ip/nome_condivisione_stampante

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