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False partenze

10 febbraio 2009
by

formula1

Questo è un elenco di cose da non fare quando si progetta un sito. La lista potrebbe essere più lunga?

1. Iniziare dalla tecnologia
Capita che un docente, un tecnico, un collaboratore conosca e apprezzi un particolare software o una particolare piattaforma tecnologica. Quando si deve realizzare un sito annuncia: “faremo il sito con XWEBPRESS su MoonSystem”. Ecco, potete pure star certi che il sito sarà un fallimento.
2. Sapere già come sarà realizzato il sito
Collegheremo il sito alla banca dati della Biblioteca degli Stati Uniti, ogni professore potrà fare un blog e aggiornare le sue pubblicazioni, realizzeremo un forum dove lo studente potrà avere informazioni aggiornate dalla segreteria. Non accadrà nulla di questo. E sarà solo l’ennesimo brutto sito in rete.
3. E’ una cosa che riguarda il tecnico informatico
Siccome abbiamo un tecnico informatico “esperto degli applicativi per realizzare i siti web” lo facciamo fare a lui. Non ci riuscirà. E non sarà in grado neanche di ammetterlo.
4. E’ una cosa che riguarda il “capo”
Solo il capo (il direttore, il preside, il capo-settore, il dirigente, ecc.) può definire  e dettare i contenuti.  Sarà un sito bellissimo: solo per lui.
5. Fare un prototipo prima del progetto
Tanta l’ansia di fare qualcosa e vederlo pubblicato che si installa XWEBPRESS (oppure si fa il copia&incolla del codice in html), si inseriscono un po’ di “lorem ipsum” e si fa vedere…buone probabilità che rimanga così com’è fino al prossimo progetto.
6. Pubblicare solo quando è finito
Cioè mai.
7. Pubblicare troppo presto
Mancano i contenuti ma intanto pubblichiamo. Cosa?
8. Aggiungere un link
Uno degli ‘stakeholder’ chiama e intima: dovete aggiungere un link, possiamo dirgli di no? E’ come con i coniglietti, in breve tempo sarete sommersi di link senza riuscire più a districarsi.
9. Pubblicare troppi PDF
Il bando, la relazione, l’articolo scientifico, l’ordine degli studi. C’è il PDF. Avete realizzato un scatolone pieno di fotocopie. Non è un bel risultato.
10. Fare riunioni.
Questo non ha bisogno di troppe spiegazioni, vero?
17 commenti
  1. 10 febbraio 2009 11:25 am

    Eh, io la soluzione ce l’ho pronta e consiste, ovviamente, di far progettare i siti web dai bibliotecari… o, almeno, da quei bibliotecari che hanno letto e condividono – nella pratica – ciò che scrisse nel 1999 Junie Rowbotham in “Librarians – architects of the future?” pubblicato su “Aslib proceedings”, 2/1999, p. 59-63.
    La rivista non è attualmente accessibile online dalla Sapienza grazie alla solita politica miope di chi coordina gli acquisti, ma dalla settimana prossima, grazie al Dipartimento delle scienze del libro e del documento, sarà messa nel pacchetto consortile.
    Per cui, per ora, posso solo proseguire la provocazione copiando qui sotto l’abstract.
    This article explores the reasons why librarians should be at the heart of Internet site development. There are two distinct ways in which librarians can most effectively contribute to this medium. The first is by getting involved in information architecture. This new discipline requires skills such as expertise in search techniques and navigational logic, and generally involves the librarian working closely with graphic designers to create a firm foundation for the site. The second area is the role librarians can play in the structuring of the data which drives the site (data management).

    • fcarnera permalink
      14 febbraio 2009 12:44 pm

      @Ingo e perchè non far progettare i siti anche agli addetti stampa? Ai design grafici? Ai programmatori? agli ingegneri dell’usabilità? Agli esperti di marketing? Ai responsabili dei servizi di assistenza agli utenti? Agli architetti? Agli Psicologi? E la lista potrebbe continuare all’infinito… La questione non è di categoria professionale ma di background culturali. Ma a pensarci bene- forse volevi proprio dire questo…

  2. Marco permalink
    10 febbraio 2009 11:58 am

    Perchè non mettere le cose da fare invece che quelle da non fare? Mi sembra molto più interessante. Anche perchè spesso ognuno ha i suoi propri metodi e approcci che funzionano. Tra l’altro non condivido il punto 1 che forse poteva valere qualche anno fà ma non più ora. Anzi, la capacità spesso stà nello sfruttare e assemblare componenti tecnologiche diverse e offrire servizi (che spesso sono diventati uno standard ed è raro trovare qualcuno che si mette a progettare un blog ex-novo quando ce ne sono di bellissimi e fatti molto bene nel mondo dell opensource). Il problema poi dei documenti citati al punto 9 è solo un problema di come organizzare la parte di documentazione. Mi sembra invece importantissimo che siano disponibili. Il problema è solo come renderne facile e comodo e strutturato l’accesso. L’informazione è oro.

    • fcarnera permalink
      14 febbraio 2009 1:00 pm

      @Marco A proposito del punto 1 potrei averti suggerito la convizione che io pensi che i siti bisogna farli senza utilizzare piattaforme tecnologiche: naturalmente non lo penso. Non ho capito (i fraintendimenti chiamano altri fraintendimenti) come questo “fosse valido” un po’ di tempo fa. A meno che non pensi ai siti realizzati scrivendo html puro invece dei software di webpublishing disponibili (oggi e ieri). Vedi? Ecco la dimostrazione di come la tecnologia da utilizzare distrae dal compito e confonde i fini di un progetto (portale, blog, sito di e-commerce ecc. ecc.).

  3. MarkoWeb permalink
    12 febbraio 2009 3:31 pm

    Ciao a tutti…. come Ingo anch’io avrei un’idea sulle cosa da fare …. non commentando ovviamente quelle da non fare.

    Secondo il mio modestissimo parere da “accattiemmellaro” come dice il buon Francesco, le cose da fare per ottenere risultati gratificanti e degni di nota non sono molte ma fondamentali.

    1) Un sito non puo’ essere progettato da una sola persona quindi la prima cosa è costituire un Team di almeno tre individui. Un accattiemmellaro per la parte codice e di identità visiva un responabile del servizio o ufficio che conosca precisamente i contenuti da pubblicare e un grafico che renda il tutto gradevole.

    2) La cosa fondamentale è che ognuno dei componenti al punto “1″ non invada il campo dell’altro e che ognuno goda della stima degli altri due.

    3) Fare in modo che le decisioni prese dal team non vengano stravolte da fattori o persone esterne (Dirigenti presidenti professori di turno….)

    Secondo me questi sono punti che sembrerebbero banali o normali (vi assicuro che non è cosi) ma che sono fondamentali per partire con un buon progetto.

    Peccato che poi suona la sveglia e mi devo alzare per andare al lavoro…….. ed il sogno finisce!

    Ciao a tutti

    • fcarnera permalink
      14 febbraio 2009 1:12 pm

      @MarkoWeb Marco non è così semplice. Se non si riesce a gestire le invasioni di campo e lo stravolgimento delle decisioni prese non si è in grado di fare questo lavoro. Anche perché, se ti metti all’ascolto, scoprirai che quelle ‘invasioni’ e quelle ‘inversioni’ sono parte del tuo lavoro. Arricchiscono le tue conoscenze e la tua professionalità. Un ‘patrimonio’ che nessun corso (universitario o di altro tipo) potrà mai darti. Progettare per il web non è come mettere su una catena di montaggio di una fabbrica con funzioni e competenze parcellizzate e autonome. Anzi, pensandoci bene, forse neanche più le fabbriche funzionano così😐

  4. 12 febbraio 2009 8:04 pm

    Ciao, scrivo da fiancheggiatore del “partito dei webBibliotecari”, di cui Ingo è portabandiera.
    Preciso che sono piuttosto web, e piuttosto poco (non più, almeno) Sapienza.

    Detto questo, mi piace l’idea di Marcoweb di mettere insieme una triade per lavorare sul sito. Però cambierei l’assortimento, sostituendo il “produttore dei contenuti” con un esperto nella gestione dei contenuti: un bibliotecario o, per dirla solo in modo più trendy, un architetto dell’informazione.

    • fcarnera permalink
      14 febbraio 2009 1:14 pm

      @Andrea, io dai bibliotecari francesi con il mal di testa per il wi-fi non mi farei progettare il sito!

  5. 14 febbraio 2009 2:27 pm

    Markoweb dice la verità quando parla del concorso di tre professioni (in altrettanti individui o di tre professionalità in un solo individuo, eccetera). Nelle regole elementari della gestione della conoscenza (KM) ogni azione conoscitiva va realizzata combinando tre competenze: esperto del dominio, dell’informazione e della tecnologia dell’informazione.
    Cito da me stesso:
    “Esperti del dominio sono coloro che creano e usano la conoscenza per «portare avanti l’azienda» come un tutto unitario ed efficace; attraverso la loro azione l’organizzazione apprende, scopre, innova e si adatta.
    Esperti dell’informazione sono coloro che organizzano la conoscenza in sistemi e strutture che ne facilitano l’uso e ne aumentano l’accessibilità e il valore; attraverso la loro azione l’organizzazione ottiene una visione chiara di se stessa e del suo ambiente: archivisti, gestori delle basi di dati, bibliotecarî.
    Esperti della tecnologia dell’informazione sono coloro che modellano l’infrastruttura della conoscenza; attraverso la loro azione l’organizzazione lavora con accuratezza, sicurezza e rapidità: tutti gli ingegneri che sviluppano e amninistrano l’informazione automatica e le reti di calcolatori”.
    In soldoni e nell’università: un dirigente / docente / ricercatore, un bibliotecario / documentalista / archivista, un ingegnere dall’accatiemmellaro in su.

  6. websapienza permalink*
    14 febbraio 2009 3:31 pm

    Per chi vuole cimentarsi nella lettura integrale del saggio Networked KM in un ente di ricerca auto-citato da Ingo (via polimi.it e linkato anche dalla sezione Saggi)

  7. 16 febbraio 2009 1:15 pm

    …Sinceramente ho le idee un po’ confuse sul come e sul perché ci ritroviamo qui. Forse, anni di lotte infruttuose o quasi contro i “mulini a vento” hanno contribuito a disperdere parte delle mie energie. Spesso si ha la sensazione di sapere di cosa ci sarebbe bisogno per migliorare e anche che sarebbe estremamente semplice farlo. Ma poi, quasi magicamente, le nostre aspettative e le nostre “fantasie” si scontrano con la realtà delle cose. Ora, non sono assolutamente un’esperta di informatica, né tanto meno di progettazione di pagine web, tuttavia anni e anni di attività nel mio settore (relazioni con il pubblico, per chi non lo sapesse) mi hanno insegnato che un sito dovrebbe essere innanzitutto modellato sui bisogni di chi quel sito deve navigarlo nella sua vita quotidiana, per lavorare, per studiare, e via dicendo. Forse, ma lo sto domandando anche a me stessa, quando ci ribocchiamo le maniche e ci mettiamo a lavorare, spesso lo dimentichiamo, dando per scontate molte cose che, per noi che siamo all’interno sono banali, ma altrettanto non lo sono per chi si trova fuori dalla nostra organizzazione. Ecco, in questo senso, sono convinta che professionalità come la mia (che non ho trovato indicate nell’elenco di esperti che avete citato) possano essere utili e contribuire a progetti come questo. Il mio umile contributo termina qui. Se credete che possa portare beneficio, anche solo per ravvivare la discussione (che è il primo passo per affrontare un problema), contate pure su di me.

  8. Anna permalink
    16 febbraio 2009 7:24 pm

    I siti (soprattutto i siti istituzionali) in genere devono assolvere a tre compiti:
    1. rispondere, cioè soddisfare una richiesta conoscitiva (azione deontologica)
    2. informare, cioè produrre notizie (azione istituzionale)
    3. promuovere, cioè segnalare e pubblicizzare, es. eventi, servizi, novità, ecc… (azione politica)

    È ovvio che per ciascuno di questi ambiti trovano spazio tutte le professionalità indicate nei messaggi precedenti, un bibliotecario sarebbe perfetto per occuparsi del punto 1, un esperto di servizi di informazione lo sarebbe per il punto 2 e un addetto stampa risulterebbe adattissimo per il punto 3.
    E chi tiene insieme questi pezzi dal punto di vista comunicativo e tecnico? I webdesigner, gli esperti di html, e così via. C’è posto per tutti, tranquilli.

    Con riferimento al punto 1, in particolare, mi dichiaro: i modelli di architettura dell’informazione non funzionano. Non ci sforziamo, basta, arrendiamoci. Cercare di immaginare quali sono i percorsi mentali degli “utenti” è impresa impossibile, perché ognuno ha il suo percorso (e meno male, aggiungerei); i criteri per associare le informazioni sono soggettivi e mutevoli. Per cercare/trovare un’informazione l’unica cosa che funziona veramente è google, lo sappiamo tutti.
    Quindi direi: innanzitutto un bel motore di ricerca, funzionante e potente, accompagnato da un serio lavoro di indicizzazione degli argomenti, quindi tutto il resto.

  9. fcarnera permalink
    16 febbraio 2009 9:10 pm

    @Anna. Spero che la brevità di un commento non mi impedisca di capire la tua opinione completamente. Penso che il messaggio che i modelli di architettura ‘non funzionano’ sia un messaggio sbagliato. Se i siti sono fatti (quasi) tutti male non significa che necessariamente non sia possibile progettare siti che funzionano bene. Google è un esempio vincente di trovabilità, ma non soddisfa i tre compiti che elenchi. Un motore di ricerca ‘istituzionale’ che non sia una ricerca full text (che non serve a niente) non è altro che una progettazione di un raffinato modello di architettura dell’informazione. Se lasciamo passare il concetto (ma interpreto bene il tuo pensiero?) che sia necessario solo un buon motore di ricerca e non altro, non credi di vanificare il nostro sforzo di far capire l’importanza del nostro lavoro?

  10. Anna permalink
    17 febbraio 2009 9:40 am

    ehm… forse non mi sono spiegata. Non ho detto “solo” il motore di ricerca e poi basta, ma “prima di tutto” il motore di ricerca e poi “anche” tutto il resto. Gli obiettivi sono tre e vanno soddisfatti tutti e tre, con modalità differenti. E’ ovvio che anche i motori di ricerca sono frutto di un “raffinato esempio di architettura dell’informazione” (cito da te) ed e’ esatamente il senso che volevo dare alla mia, chiamiamola, piccola provocazione…

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