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Ma questa è l’epoca degli scrivani

15 aprile 2009
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shirkyC’è una cosa che non mi convince nel libro di Clay Shirky Uno per uno, tutti per tutti (edizione Codice 2009), libro per altro interessante e pieno di stimoli utili.

Nel capitoletto “Lode agli scrivani” [p.51], l’autore descrive l’amatorializzazione di massa dell’epoca attuale (la capacità di ognuno di noi di pubblicare contenuti) e la paragona alla nascita della stampa, cinque secoli fa.

Finalmente la produzione dei libri non era più affidata allo scrivano (depositario della scrittura) e alla sua abilità: nella storia produrre una copia di un libro richiedeva un tempo inferiore a quello di lettura.

Oramai scrive Shirky le abilità proprie dello scrivano potevano essere sostituite, e la sua funzione – creare copie di libri – era svolta in maniera più efficiente se si evitava di ricorrere ai metodi tradizionali. [p.52]

Io penso che a differenza di quanto scrive Shirky, l’epoca dei scrivani sia tornata.

La nascita della stampa è  la nascita della professione moderna, esattamente il ‘professionismo’ di cui si scommette la fine.

Con la prima tipografia nasce la prima catena di montaggio, la prima forma di divisione del lavoro alienante e ripetitiva, la fatica muscolare legata ad un prodotto culturale. Shirky non si sofferma  sulla necessità di avere buoni muscoli per azionare un torchio a stampa, se l’avesse fatto forse non avrebbe scelto il paradigma della velocità e dell’efficienza come unico riferimento per descrivere le analogie  e le trasformazioni epocali.

Gli scrivani, gli amanuensi, i copisti non erano tutti professionisti depositari di una tecnologia: erano anzitutto persone che ‘amavano’ il libro (semanticamente vicino all’amatorializzazione – non trovate?).  Tra di loro c’erano professionisti eccelsi,  dilettanti, cialtroni, apprendisti, capricciosi e presuntuosi esattamente come gli utenti che ‘generano contenuti’.

Chiedete ad un filologo che ha perso la testa e gli occhi sui manoscritti.

3 commenti
  1. 19 giugno 2009 11:32 am

    Sì vabbè e sono d’accordo che nel Web siamo tutti amanuensi, ma il confronto non paga completamente perché bisogna ricordare che l’essere amanuense imponeva, allora, una professionalità molto alta, ben piu alta e colta di chi oggi sul Web – giusto per fare un esempio che mi fa imbestialire – scrive “pò” con l’accento invece che con l’apostrofo d’apocope e altre cacature del genere.
    Dubito che un centro scrittorio, sia pure laico e orientato al profitto, avrebbe potuto tollerare tra i suoi lavoranti personaggi “dilettanti, cialtroni, apprendisti, capricciosi e presuntuosi esattamente come gli utenti che ‘generano contenuti’”…

    Ma c’è un altro aspetto da considerare, su in piano differente ma sempre a proposito degli amanuensi: Shirky prende più volte a paradigma Giovanni Tritemio che, nel produrre nel 1492 un’opera di lode degli amanuensi (De laude scriptorum), scelse di farla stampare per raggiungere velocemente un pubblico più vasto.
    Così, la conservazione del passato era in linea con la tecnologia più avanzata, esattamente come accade adesso: ecco sùbito qui aspetti “neutri” della Rete che devono indurci non a sospettare globalmente, come molte cariatidi fanno anche sul Web, dello strumento per un suo ipocrita rifiuto (la Storia dirà poi della loro eventuale sopravvivenza…) ma per non smettere la vigilanza (posso dire: “democratica”?) su esiti indesiderati della tecnologia stessa.

  2. fcarnera permalink
    19 giugno 2009 1:22 pm

    Sì, mi rendo conto che il confronto scrivano/utente è un po’ forzato…considerala una provocazione culturale: un oscuro abitante della rete letto da una decina di amici e colleghi che fa le pulci nientemeno che a Shirky (quando la vigilanza democratica diventa troppo… democratica! :-))

    Nel merito va detto che, con ben altri argomenti e con ben altre fonti, molti studiosi hanno messo in discussione il carattere ‘rivoluzionario’ e epocale dell’invenzione della stampa e la sua subitanea diffusione (per esempio nell’interpretazione di MacLuhan). E al paradigma Tritemio fors esi possono citare altri autori che continuavano a diffondere e leggere manoscritti nonostante i torchi in azione.

  3. 19 giugno 2009 3:08 pm

    Càpita con le “rivoluzioni” tecnologiche quel che sta accadendo con l’effetto serra: l’aumento progressivo della temperatura non inficia l’accadere episodico di estati fresche (magari fosse così adesso!).

I commenti sono chiusi.

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