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Cultura dell’innovazione (2)

25 maggio 2009
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Parlare di innovazione all’università è un po’ parlare di corda in casa dell’impiccato. Infatti non c’è dubbio che tra i compiti fondativi dell’istituzione c’è quello di favorire il rapporto con il mondo produttivo, trasferendo conoscenza, sviluppare spin-off e incontrare la domanda con l’offerta di alte qualifiche professionali che nascono e si formano nell’università.

Il problema è che quando parliamo di cultura dell’innovazione intendiamo quei processi di miglioramento produttivo e di competenza che coinvolge tutti, dal laboratorio alla segreteria studenti, dagli uffici amministrativi al reparto ICT: una innovazione che si fa sistema e accompagna (e dialoga con) le aree di eccellenza impegnate nel campo della Ricerca&Sviluppo.

Mi pare che questo intenda Fabio Masetti nel suo post quando scrive:

Ho raccontato la mia esperienza alla Sapienza e di come, a mio modo di vedere, in qualsiasi ufficio ci si trovi, si possa cercare di innovare con pazienza e determinazione ma sopratutto cercando di lavorare sulla semantica per ampliare la propria sfera di competenza e costruire “organizzazioni” a legame debole.

Riteniamo (forse a torto?) che il web sia lo specchio, la cartina di tornasole di questa cultura dell’organizzazione. Un buon progetto, utile a noi e ai nostri utenti, significa fare un passo importante nella direzione del miglioramento dei processi e della qualità del servizio.

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