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Pensare: difficile in un mondo iper-connesso

7 luglio 2009

Vai al quaderno websapienzaIl social web può essere definito come un flusso infinito di informazioni costantemente aggiornate dagli stessi fruitori. Una serie di servizi multimediali vissuti live, altri acceduti ad intervalli temporali. Posta elettronica, blog, rss, chat, social network, moodle, videochat, ecc. sono running task di contorno a tutte le nostre attività lavorative e di svago.
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Quando il lavoro quotidiano riguarda la gestione di contenuti multimediali e nel tempo libero, cioè nei weekend, la sera ed in casi estremi la notte, sviluppiamo i siti personali o pubblichiamo articoli, si matura un elevato grado di assuefazione dato dal tempo di esposizione.

Pertanto oggi internet viene paragonata ad una droga per la sua capacità di indurre questa assuefazione (alcuni già parlano di dipendenza) e quando capita di esserne privati, si patisce l’astinenza come se affetti da una sorta di schizofrenia “digitale”.

Le informazioni così facilmente raggiungibili, sono ordinatamente mescolate tra banner, animazioni e link pubblicitari. Rese accattivanti alla lettura piuttosto dalla bravura del webmaster oppure dalla popolarità del contenuto, che dal loro valore intrinseco. I motori di ricerca offrono la possibilità di decontestualizzare i contenuti affiancandoli ad altri simili rendendo la lettura completa e veloce.

Quel che sorprende è che siamo diventati maledettamente veloci e acquisiamo una mole di cui non ci rendiamo nemmeno conto, la più disparata, e che tutto viene comunque registrato nel database della nostra mente.

Quello che mi chiedo è se il nostro cervello si è adattato a simili velocità oppure se necessita di tempi più lunghi per metabolizzare e catalogare i contenuti nella memoria. Se riusciamo a costruirci un opinione propria da questa macedonia.

Abbiamo creato un marasma tecnologico che ci inonda con una offerta inesauribile di distrazioni virtuali.  L’inondazione dei segni multimediali ha prodotto problemi di concentrazione, compresa la perdita di comprensione, overload cognitivo e la diminuzione di percezione di stanchezza nella capacità di recepire le informazioni che consumiamo con tale voracità. Può essere che il nostro mondo iper-connesso semplicemente abbia reso difficile per noi il pensare?

5 commenti
  1. 7 luglio 2009 10:57 pm

    Il social web è un flusso di informazioni infinito ma secondo me inutile e distruttivo alcune volte. se ci fai caso vedi ragazzi ancora minorenni che non fanno altro che pubblicare stupidissimi quiz e poi nei quadri di scuola vedi che il 75% di loro deve recuperare almeno 1 o 2 materie. Per quanto riguarda le informazioni mescolate a tutto il resto il problema è che molti siti nascono come Landing page per qualche oscuro motivo (neanche tanto oscuro se vedi quanto pagano le mailing list i siti commerciali) a quel punto devi necessariamente distrarre il visitatore tanto da farti lasciare i suoi dati senza che capisca troppe cose. Si effettivamente la nostra mente è veloce ma non ci accorgiamo che diamo priorita alla registrazione quasi fotografica di ciò che vediamo sullo schermo e non all’apprendimento che è fonte poi di sviluppo dell’inelligenza stessa.
    Spero di esserti stato utile e ti do un abstract di un articolo di Ralph C. Merkle
    “L’interessante risultato di questo esperimento fu che gli esseri umani ricordano intorno ai due bit per secondo, in condizioni sperimentali. In modo visuale, verbale, musicale, quale che sia, sempre due bit per secondo. Continuando per una vita intera, questa velocità di memorizzazione produrrà qualche poco più di 10^9 bit, o qualche di centinaia di megabyte.” io aggiungo: riempili di stronzate e a 80 anni sarai più rimbecillito di Omer Simpson…
    Ciao
    Eutix

  2. 7 luglio 2009 11:20 pm

    cito:
    “L’inondazione dei segni multimediali ha prodotto problemi di concentrazione, compresa la perdita di comprensione, overload cognitivo e la diminuzione di percezione di stanchezza nella capacità di recepire le informazioni che consumiamo con tale voracità”

    penso sia una generalizzazione azzardata.. magari estremamente puntuale e significativa in una larga parte dei casi, ma pur sempre una generalizzazione.

    con la debita consapevolezza, si rifugge dall’aberrazione a cui internet potrebbe portare.

    è vero: siamo quelli della C-generation..ma non dimentichiamo che ci avviamo verso un’evoluzione della tecnologia (in verità ci siamo già dentro) che invece ci costringe a riflettere..

    forse bisognerebbe distinguere il “pensare” dall’affastellare ..in quest’ultimo allora certamente internet ha peggiorato la situazione che ha visto il suo primo vulnus nell’involuzione di alcuni media .

    grazie

  3. Massimo permalink
    10 luglio 2009 7:50 am

    condivido buona parte ma sono fiducioso che la mente sia in grado di tollerare la grande mole di informazioni che ci arrivano quotidianamente.
    E’ verissimo che la mancanza di un collegamento ci mette a disagio in maniera simile ad una crisi di astinenza, però è anche vero che oramai la società si è evoluta verso una “on line generation” e da per scontato che le informazioni di servizio siano raggiungibili da tutti, o quasi. In questo contesto non è più possibile restare fuori dalla rete perché chi produce informazioni, le colloca on line attendendosi che i fruitori le cerchino on line (orari dei trasporti, avvisi di sciopero, notizie dell’ultima ora ecc..).
    Ovviamente le informazioni veicolano contatti e, in maniera del tutto simile alla TV, veicolano pubblicità e altri messaggi commerciali, collaterali all’informazione cercata. Non è strano e, secondo me, è anche molto meno invasivo di uno spot in TV che “obbliga” lo spettatore a restare fermo in attesa che termini.
    Personalmente ho notato, sia su me stesso che sui comportamenti dei miei figli, più svegli di me, che l’occhio si è allenato a “scremare” le informazioni inutili o di contorno per raggiungere in poco tempo il nocciolo della questione, migliorando la capacità selettiva anche in altri contesti, come quello della lettura di un testo tradizionale, per esempio.
    Non so se questo è universale, però credo che la natura, che ha sempre trovato le vie per adattarsi ai mutamenti ambientali, abbia regalato al nostro cervello insospettabili doti di flessibilità che ci permetteranno di muoverci ancora con piacere nell’oceano digitale che ci attende. Il panorama apocalittico alla Blade Runner non mi ha mai convinto.. però il film mi è piaciuto un sacco🙂

  4. 10 luglio 2009 1:26 pm

    Su invito di Mario Partecipo a questo thread, ben ritrovata Titti..

    Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi
    (Marcel Proust)

    Come sapete in altro loco ho parlato di “error recovery” perchè attualmente in questo caos decentrato IMHO lo vedo come unico gate che può aiutarci a costruire un ponte tra il vecchio e il nuovo … web 2.0 oltre il suo “life circle” ed evoluzione 3.0 marketing illuministico🙂 da non confondere con il web semantico e questo è importante che venga recepito dalla massa.

    riporto alcuni passi dal thread aperto su facebook per dare modo ai visitatori di focalizzare un pensiero comune e in mode “world wide” (usciamo da una scatola dopo averne tirato fuori qualcosa di buono).

    la vera essenza del Web Semantico è rappresentata da metadati collegati tra di loro (i cosiddetti Linked Data), e tutto questo sarà ottenibile grazie alle tecnologie annesse che non stò qui a citare

    “Spazi di Dati” (Data Spaces) dunque, originati da una determinata azienda/persona o identità personale (digitale)

    Come in un articolo di Daniel Lewis (Technology Evangelist di OpenLink Software) intitolato “Data Spaces Philosophy: Why and How?” http://bit.ly/rHl6k

    un Sistema Solare, dice Lewis nell’articolo, un sistema all’interno del quale la propria Identità Personale è il Sole, ed i vari pianeti che gli ruotano attorno sono i diversi tipi di dati che vengono generati sulla base delle varie attività di blogging, di social bookmarking, di condivisione di contenuti, di aggregazione di feeds, ecc. …

    per espandere questo mio pensiero aggiungo un link ad un articolo da me pubblicato (ripreso a suo tempo) sul blog Marketing Agorà – Ripensare il marketing, una e-topia italiana … da una idea di Pierluca Santoro .. a cui ho partecipato in qualità di autore (categoria web voyager) e gestione contenuti..

    Web Voyager : from web 2.0 to … ? The Neverending Story ! http://bit.ly/4ZDCU

    is just my two cents .. to be continued ?

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