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Il problema dei problemi

22 luglio 2009
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Alla radice dei problemi dei sistemi informativi c’è la questione di poter far condividere all’intera organizzazione la stessa base dati. O comunque permettere alle diverse fonti informative di dialogare tra loro e tra gli utenti che le utilizzano. Problema complesso che solo una semplificazione può definire come un problema solo informatico.

Sgombriamo il campo da un ostacolo che è ormai alle nostre spalle: la tendenza dei titolari dei dati a tenerseli per sé e non condividerli. Ormai il potere deriva dalla capacità di diffondere informazione e conoscenza non certo di tenerle segrete. Altro ostacolo superabile è quello degli strumenti in grado di relazionare dati diversi. La piattaforma web è l’evidente prova di come la condivisione sia possibile e – relativamente – semplice.

E quindi? Torniamo sempre alla persona, quella che costituisce l’organizzazione, la persona che – con le sue pigrizie e i suoi ritardi culturali (ma anche i suoi miopi calcoli di interesse personale e di ‘bottega’) costruisce continue barriere alla condivisione della conoscenza.

Chi è chiamato ad abbattere queste barriere? Il management anzitutto, il settore ICT e (ultimi ma non ultimi) le comunità di prassi che nascono al centro (e ai margini) dei processi organizzativi.

3 commenti
  1. 24 luglio 2009 9:56 am

    … parole sante !!!

    >Chi è chiamato ad abbattere queste barriere?

    Inserirei questo ordine:

    trovare gli innovatori facendo caso che spesso tali figure sono inquadrate in profili medio-bassi
    affiancare questi con persone capaci del settore ICT per formare gruppi di lavoro o Team
    il management deve favorire il processo, cioè non ostacolarlo
    tutta la comunità apprende la novità e la utilizza.

    >abbattere le barriere ?
    -cioè innestare questo processo
    … Questa la vedo piuttosto dura😉

  2. fcarnera permalink
    25 luglio 2009 8:07 am

    Proprio in questo blog Fabio ci ha raccontato il recente barcamp promosso dagli Innovatori della P.A.
    Ma (qui litighiamo :-)) io comincio a essere un po’ perplesso su questa retorica dell’impiegato smanettone che come un enzima catalizzerebbe i processi innovativi di un’organizzazione. Una retorica ancora più distante nella realtà universitaria. L’innovazione è un processo lungo e difficile. Coinvolge i dirigenti, la governance, l’outsourcing, gli orari e le condizioni di lavoro, incentivi (anche economici)…
    Insomma non è che se usi il bluetooth per scaricare i file o skype per chattare di lavoro…immediatamente migliori i processi lavorativi.
    Fabio…ci sei?

  3. 25 luglio 2009 9:03 am

    Tutto vero.
    Gli strumenti di socializzazione inducono, da parte loro, due cose importanti: facilitano la “comunicazione comunque” tra le persone, più di quello che fanno le macchine automatiche del caffè (e sono parecchie le imprese che ne incoraggiano l’uso abbastanza indiscriminato – quelle stesse che, prima del 2.0, mettevano a disposizione degli impiegati template per porre in aree del sito aziendale i loro spazi web personali) e aiutano indirettamente e senza sforzo ad acquisire prassi di buon uso delle risorse ICT (quanti hanno migliorato il governo del pc grazie all’uso forsennato di facebook?). Questo aspetto dello stimolo all’ICT è o dovrebbe essere curato e promosso dall’ufficio del personale, quando è un vero servizio di HRM.
    Ma c’è comunicazione e c’è espressione. Se mi esprimo, è vero che comunico, ma i processi di comunicazione esigono una coscienza (soggettiva) e una cultura (oggettiva) della comunicazione. Qui il cammino è ancora lungo.
    In questi giorni si sta qui cercando di attivare del workflow nell’Amministrazione tramite la piattaforma documentale: i primi timidi passi sono incoraggianti. Le articolazioni della dirigenza che devono governare parte di questi processi sembra che ne stiano comprendendo l’importanza e gli impiegati coinvolti si stanno eccitando all’uso e al rispetto delle regole condivise…

I commenti sono chiusi.

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