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Famolo semplice 4

22 agosto 2009
by

pg17-small

Uno dei post più popolari e commentati del nostro blog è quello scritto da Mario Baioli che si chiedeva (e ci chiedeva) come gestire (anzi come… “pensare”) in un mondo iper-connesso

Quello che mi chiedo è se il nostro cervello si è adattato a simili velocità oppure se necessita di tempi più lunghi per metabolizzare e catalogare i contenuti nella memoria. Se riusciamo a costruirci un opinione propria da questa macedonia.

E se partissimo da un altro punto di vista? E se la soluzione al problema di questa epoca non fosse l’overload (cioè l’incapacità di gestire il sovraccarico di informazioni) ma nella capacità di “filtrare” (classificare) le informazioni? E se il problema della sovrapproduzione di contenuti generati (di ottima, buona e pessima qualità) fosse nella nostra capacità e competenza di selezionare e “scegliere”?

Bene. Torniamo al punto. C’é una responsabilità etica di ogni autore, programmatore, editor, webdesigner (insomma tutta la famiglia allargata che abbiamo incluso – un po’ unilateralmente in questo esperimento comunitario) di fornire buoni contenuti (anche complessi) ma raggiungibili nel modi più semplice. In secondo luogo, la competenza e la cultura (la conoscenza) possono essere acquisiti solo con gli strumenti (antichi) della trasmissione del sapere: i libri, la scuola, l’università,  il maestro che insegna all’allievo.

2 commenti
  1. 28 agosto 2009 1:47 pm

    Sfondi porte (portali?) aperte!
    La discussione, nel contesto bibliotecario (classificare) è sempre stata all’ordine del giorno. A noi viene naturale. Al dunque, però, la complessità sembra abbia sempre la meglio. Il “portale”, l’idea-portale ha distrutto la vocazione alla semplificazione.
    Yahoo, per distinguersi da Google, ha scelto questa strada.
    Poi è arrivato il 2.0 e lo stesso Google, diventando “i”(google) ha consentito ai suoi utenti di popolare la pagina bianca di tutto e di più. Sembra che proprio no se ne possa fare a meno. Cercare, del resto, è più difficile che scorrere? Il successo del modello Google sembrerebbe di no. Ma occorrono sistemi intelligenti. Cioè il sistema deve saper dare le risposte. Ancora oggi se cerchi qualcosa su search-box della Sapienza è frustrante.
    Ezio

  2. fcarnera permalink
    29 agosto 2009 12:48 pm

    l’idea-portale ha distrutto la vocazione alla semplificazione
    Sono assolutamente d’accordo. Il “portale” ha rappresentato quel buco che ha inghiottito miliardi di lire (non solo di dollari) nell’ubriacatura della new economy di dieci anni fa. Ma le parole…quando sono evocative viaggiano, indipendentemente dalla loro efficacia…ad esempio

    alla Sapienza l’idea totalizzante del ‘portale’ ha paralizzato i ragionamenti sulla necessità di classificare e indicizzare le risorse, trasferendo la vocazione ‘dirigista’ in territori (l’università e internet) che ne sono ‘strutturalmente’ lontani.

I commenti sono chiusi.

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