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Famolo semplice 6

25 agosto 2009
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Dovremmo scrivere una Psicopatologia della costruzione dei siti web.  In quest’opera enciclopedica potremmo elencare alcuni comportamenti abnormi, inspiegabili e illogici che affliggono i tecnici webdesigner alle prese con i siti web.

Il fascino della tecnologia esibita

Il problema principale è nella inevitabile fascinazione della tecnologia esibita. Il ‘gusto’ per i siti semplici ed essenziali si è affinato negli anni e fare un sito semplice da navigare è sempre di più apprezzato da navigatori e committenti. Nonostante questo,  i webdesigner non disdegnano – ogni tanto – di fare mostra di perizia informatica aggiungendo orpelli e effettacci sui siti da loro progettati.

Pulsioni per sfuggire a ruoli limitati

Perché i progettisti non riescono a controllare questa ‘pulsione’?  Tralasciamo le cause di mera incompetenza. Ritengo che uno dei motivi risieda nel fatto che il webdesigner viene intrappolato in un ruolo limitato e limitante: contenuti e struttura decisa da altri. Cosa rimane al nostro? Lo script fulminante e la grafica mozzafiato.

Imparare facendo

Chiariamo un punto: non siamo assolutamente contrari ad utilizzare framework e linguaggi che semplificano l’esperienza utente. Imparare facendo, sperimentare anche nelle versioni in produzione è spesso l’unico modo per capire e migliorare il nostro mestiere (Cosa sono questi urli? Ah! sono i miei amici programmatori🙂 ).

Apprendimento appunto!

L’apprendimento segue una curva ripida all’inizio: si implementa l’applicazione asincrono-giavascript-icsemmelle e se ne capisce pure il funzionamento. Poi, la curva si appiattisce:  l’esempio si adatta male alle nostre reali esigenze, il capo dice che ‘va bene così’,  il nostro background culturale è troppo limitato per affrontare il problema. Il nostro cervello si chiude ‘letteralmente’, è incapace di proseguire ed è solo alla ricerca di nuovi stimoli e nuove applicazioni da ‘provare’.

Il dettaglio (quello dove si nasconde il dio che ci vuole far fallire) viene trascurato. Ci affidiamo alla tolleranza dei nostri interlocutori e al riconoscimento che, almeno noi, sappiamo cosa vuol dire interrogare una database.

E lavorare in team?

Qualcuno potrebbe pensare che un lavoro in team potrebbe scongiurare questo scenario (ne abbiamo parlato in questi post: Come ti ristrutturo il sito e Sviluppare in Team di Mario Baioli).

In teoria un buon team potrebbe inserire un flesso capace di impennare la curva dell’apprendimento e quindi migliorare i nostri progetti. Ma solo in teoria: infatti il mix di competizione/autorità nei team spesso provoca solo un ulteriore conflitto e un ulteriore collasso, ancora più drammatico, del progetto.

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