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Famolo semplice 7

26 agosto 2009
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Il martello che si legge

La scrittura sul web deve seguire certe regole: brevità, scrittura modulare, linguaggio semplice, sintesi eccetera.

Non potremmo certo aggiungere molto agli studi e agli esempi che molti docenti e professionisti dedicano a questa fondamentale capacità/attidudine che devono avere tutti quelli che scrivono per le amministrazioni pubbliche e per le aziende.

Uno dei nostri primi post segnalava il lavoro di ricerca della professoressa Piemontese, un docente della Sapienza che si occupa di semplificazione del linguaggio amministrativo. Una citazione che era anche un segnale e un incipit ben preciso: la contiguità e le influenze tra progettazione web e scrittura professionale.

Luisa Carrada ha pubblicato un libro illuminante  su questi temi e scrive un blog che è   meta obbligata per chi si occupa di web.

***

Qui vogliamo indagare sulle modalità e gli errori di editor professionali:  uffici stampa, Urp, redattori web. Scrivono testi che, pur cercando di rispettare   le regole canoniche,  non sono efficaci una volta pubblicati sul web.

Ad esempio, capita di aprire una pagina web e di leggere:  il bando  è reperibile (sic!) sul sito dell’Associazione, oppure un link:  Pubblicato l’elenco dei vincitori (…) senza trovar traccia di questo elenco se non in un PDF nascosto tra altri PDF (comunicati, brochure, circolari eccetera).  E che dire delle mortali premesse dell’ennesimo decreto con tanto di numero di protocollo e data, seduta del Consiglio eccetera?

Gli esempi potrebbero essere molti e forse meriterebbero uno studio sistematico.

Cosa sfugge a questi professionisti? Perché sbagliano?

Secondo noi l’errore è nell’errato concetto dell’oggetto pagina web.

Da quando  è nata la civiltà della scrittura il mondo si divideva in testi e utensili. Esistevano come entità separate e avevano caratteristiche e modalità di fruizione diverse.  Ovviamente oggetti e testi si incontrano spesso (dal manuale d’uso di un frullatore alla penna biro per scrivere su un post-it) ma rimangono ancorati fortemente alle loro caratteristiche “comunicative” (affordance e  struttura narrativa, vincoli d’uso e capacità di sintesi).

Il web ha prodotto una specie di sintesi tra testo e utensili.  La pagina web ha caratteristiche ‘manipolatorie’ e funzionali simili ad un altro qualsiasi oggetto. Quando si scrive un testo per il web si deve tenere a mente questa caratteristica. Insomma dobbiamo pensare ad un martello che si legge, un testo che pianta chiodi.

A proposito di libri (da non usare per piantare chiodi)

Anzitutto il libro di Luisa Carrada Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro tra carta e web, Apogeo 2007. Il libro ha anche alcune  schede bibliografiche utili.

Emanuela Piemontese ha una pagina (al momento aggiornata al 2007)  con l’elenco delle sue pubblicazioni.

Sugli oggetti e sui testi  segnaliamo di Alessandro Zinna Le interfacce degli oggetti di scrittura. Teoria del linguaggio e ipertesti, Meltemi 2004.

Sulla questione degli oggetti e della loro trasformazione rimane fondamentale il libro di Bruce Sterling La forma del futuro, Apogeo 2005. Come ideale riferimento ante quem citiamo il libro (la bibbia) di Donald A. Norman La caffettiera del masochista, Giunti 1997.

Vi ricordo che la “bibliografia” del  blog è su Anobii e può essere arricchita con le vostre segnalazioni sull’argomento.

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