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Una storia culturale

3 settembre 2009
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ipertesto-webCi sono parole che cadono in disuso, altre che entrano nel dimenticatoio perché ‘inglobate’ in concetti e usi generali e pratici perdendo la loro specificità teorica.

E’ un po’ quello che è successo al termine “ipertesto”. Parola ‘inventata’ da Ted Nelson nel 1965 e inverata nell’applicazione più popolare di Internet: il web.

Ma il web rischia di far perdere il connotato teorico e innovativo dell’ipertesto e le sue ricadute nell’ambito della letteratura e della conoscenza.

Per ricostruire la storia dell’ipertesto e inserirla nel giusto milieu degli anni ’60 e ’70 (strutturalismo, antropologia culturale, post-strutturalismo) è utile leggere il libro della professoressa Paola Castellucci della Scuola Speciale Archivisti Bibliotecari dell’Università “La Sapienza” : Dall’ipertesto al web. Storia culturale dell’informatica 2009 Laterza.

Ho esitato a leggere (e acquistare… 20 euro) questo libro: ancora un’altra storia su Internet e il web? Il fatto è che non avevo centrato l’attenzione al sottotitolo: storia culturale, e culturale va letta nell’accezione anglosassone del termine. Teoria della letteratura, critica letteraria, psicologia, teoria dei media, sociologia, filosofia, ruolo dell’autore e del lettore…

Il libro si articola in 5 capitoli e parte con la critica al libro di Tim Berners Lee (il padre del WEB) L’architettura del nuovo web. Dall’inventore della rete il progetto di una comunicazione democratica, interattiva e intercreativa Feltrinelli 1999. Una critica letteraria che ‘smonta’ un po’ il mito dell’inventore del web e ce lo restituisce più ‘umano’ (il suo riscatto da una condizione di tecnico informatico in un ambiente di scienziati – il CERN di Ginevra è una delle parti più deliziose del libro). A questo punto la storia ‘vera’ comincia per davvero con le visionarie previsioni dell’ideatore dell’ipertesto Ted Nelson, il suo impegno, i suoi ‘compagni di avventura’ e i suoi detrattori.

La parte centrale del libro è anche la più ‘densa’ dal punto di vista teorico e ricostruisce la storia dell’informatica come una storia di libertà e di confronto fra culture, scientifica e umanistica. Una ‘fusione’ ormai acquisita? Noi pensiamo di no. Basti pensare al ruolo dell’ICT ancora delegato agli informatici puri o all’idea di una internet da militare a aziendale, un fraintendimento ancora presente persino nell’ambito universitario che (al contrario) dovrebbe rivendicare la paternità dell’invenzione più sconvolgente della storia umana (dopo la stampa a caratteri mobili)…

Non poteva mancare la vicenda tecnologica (sempre vista dal punto di vista della teoria dei media) che ha avvicinato (allontanato?) l’ipertesto come veicolo e fonte di conoscenza.

Il computer deve diventare lo strumento di liberazione creativa delle persone e non uno strumento di dominio, un’affermazione datata 40 anni fa e che suscita una certa sensazione letta oggi. E poi l’uso di software come l’Hypercard (il programma di Apple per gli ipertesti), il CD e infine il WEB. Strumenti che sembrano solo avvicinarsi al Progetto filosofico, un progetto che sembra ancora incompleto e irrealizzabile.

E se questo fosse la ragione fondativa della teoria? Se l’indeterminatezza e l’utopia fossero necessarie per generare la tensione verso la conoscenza?

Leggendo questo libro ho ri/trovato molti stimoli nel continuare ad occuparmi del web. Varrà poco come giudizio (e ancora meno per le conseguenze) ma per me non è una cosa da poco.

La scheda del libro (laterza.it)

One Comment
  1. websapienza permalink*
    3 settembre 2009 8:45 pm

    Segnalo la recensione della dott.ssa Cinzia Mescolini su aidainformazioni

I commenti sono chiusi.

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