Skip to content

Ma la nostra è una battaglia per l’appartenenza

1 ottobre 2009

Vai al quaderno websapienzaQuello del “Marchio”  della Sapienza è un problema fondamentale e sono felice sia stato finalemente posto con forza e chiarezza. E non da un ufficio marketing stavolta. Perchè il Marchio ha un valore culturale, organizzativo e poi anche economico.

Culturale, perchè riassume storia e valori di un’istituzione tra le più importanti al mondo nel campo del sapere .

Organizzativo perchè rappresenta e veicola (o dovrebbe farlo) un senso di appartenenza che, troppe volte, viene meno. Il senso di appartenenza è, inoltre, uno dei fondamenti del senso di responsabilità di cui avremmo altrettanto bisogno, oggi più che mai; qui più che altrove.  In un tempo in cui i giovani sono target e dove la costruzione di identià ha trovato nuovi luoghi di incubazione, non sempre adeguati, abbandonando le aule di scuole e università.
Il marchio della Sapienza può rendere in qualche modo tangibile ciò che è pubblico e collettivo e che troppo spesso viene trattato come privato ed individuale e può farlo in uno di quei luoghi dove i ragazzi oggi costruiscono pezzi della loro identità. Il Web e tutto il territorio della comunicazione.

Economico, perchè il Marchio della Sapienza ha anche un enorme potenziale economico e lasciarlo svalutare è un danno alla collettività.

Nell’ambito della Valorizzazione del Patrimonio ci stiamo occupando da un pò anche di queste tematiche e i colleghi che a vario titolo sono intervenuti sulla materia lo sanno. Posto che in un ente pubblico, il bilancio dovrebbe essere sociale ed il patrimonio non si può misurare solo con indici monetari e viceversa che i valori monetari hanno comunque un riflesso diretto sugli aspetti sociali.
Per questo lancio l’idea di organizzare una tavola rotonda attorno alla quale sedersi per affrontare le questioni pratiche ed operative relative alla gestione della presenza on line (anche sui servizi web 2.0) della Sapienza.

Personalmente mi sto occupando della costruzione di una “redazione” che supporti la produzione e la gestione di contenuti per i progetti di merchandising e digital signage. Quest’ultimo dovrebbe entrare in una fase sperimentale al più presto ma tanti sono gli ambiti per cui si rende necessario un coordinamento.
Ufficio Relazioni con il Pubblico, Ufficio Stampa, Comunicazione dei Progetti come MU.SA ( l’orchestra de la Sapienza) solo per citarne alcuni

E’ sul campo della comunicazione interna ed esterna che si potrebbe realizzare quel salto di qualità organizzativo che dovrebbe portare a più stretto contatto Facoltà, Dipartimenti ed Amministrazione Centrale della Sapienza per realizzare una Governance che sappia far fronte alle diverse problematiche ma, soprattutto, cogliere le opportunità per migliorare i servizi e valorizzare il lavoro e la consistenza di uno dei più grandi bacini di creatività ed esperienza professionale di tutta Europa.

Con i suoi numeri, la Sapienza, è l’Università più grande del vecchio continente. Studenti, personale aministrativo e docenti sono un corpus di 180.000 persone. Una comunità. Una community per usare un termine web 2.0.

E’ ora che ci si ponga l’obbiettivo di dotarla di strumenti adeguati per avviare quella conversazione e quel “racconto” che le nuove tecnologie rendono oggi possibile.

La narrazione è costruzione di senso e di identità e la Sapienza ne ha un gran bisogno molto di più di tante altre burocratiche riorganizzazioni e riforme.  Il marchio della Sapienza dovrebbe rappresentare in sè  questa narrazione.

L’idea non è nuova ma la novità è che questo cambiamento, questa presa di “coscienza” può nascere dal basso, anzi stia già nascendo anche grazie a questo blog e grazie alla rete.

Se non vogliamo che La Sapienza diventi territorio di scorribanda e di sfruttamento commerciale incontrollato ma eventualmente portare vantaggi anche economici agli studenti dobbiamo assulatemente regolamentare, controllare e gestire tutto questo.

10 commenti
  1. fcarnera permalink
    2 ottobre 2009 7:19 am

    L’idea di una tavola rotonda sul web 2.0 mi pare molto interessante. Potrebbe mettere insieme i vari soggetti coinvolti (o coinvolgibili).
    Ho solo una perplessità: il web è una di quegli argomenti di cui tutti si sentono autorizzati a parlare…con competenza.
    Ho trovato questa citazione di Gramsci che spiega molto bene (e in modo divertente) questa “competenza di Tizio“. Non è solo un problema di “vocabolario comune”. Proseguirà Gramsci nella nota: “non bisogna pensare che, data l’affinità, la riunione sia per avvenire automaticamente, ma occorre predisporla con un lavoro di lunga mano su tutta l’area, cioè in tutta l’estensione del dominio culturale e non astrattamente” (il corsivo è mio) […].
    La nosta piccola battaglia ha dimostrato che i vari soggetti coinvolti (e che tu chiami giustamente in causa) sono ancora lontani dall’avere un contesto e un’esperienza comune.

    Insomma c’é molto lavoro da fare…ma non disperiamo e andiamo avanti!

  2. Emi permalink
    2 ottobre 2009 10:15 am

    ho una domanda: chi decide se e quando una persona è competente per affrontare una discussione? Forse le discussioni servono proprio a condividere esperienze e competenze…

  3. fcarnera permalink
    3 ottobre 2009 9:10 am

    Il problema delle “citazione” è che richiama un’autorità superiore e indiscutibile, un pessimo modo di favorire la riflessione: o si entra nel merito della ‘citazione’ (che facciamo? ci mettiamo a discutere Gramsci?) oppure la si ignora/ri-cita, ‘stirando’ e ‘stravolgendo’ quello che il citato ha detto in un contesto e in un momento storico completamente diverso.

    Ma l’occasione di citare uno dei maggiori pensatori del secolo scorso su un tema così…attuale era un’occasione troppo ghiotta…e quindi non me la sono fatta sfuggire!

    Nel merito: devi riconoscere che mentre su altri campi della tecnica e del sapere le persone riescono a capire i loro limiti (come nella traduzione del cinese)…sul web questi limiti saltano…un po’ come per la nazionale di Calcio (da Gramsci a Lippi😦 )

    Nessuno vuole dare “patenti di competenza”. La seconda parte della citazione gramsciana (per come l’ho capita io): la riunione sia per avvenire automaticamente, ma occorre predisporla con un lavoro di lunga mano su tutta l’area

    si riferisce proprio al tuo le discussioni servono proprio a condividere esperienze e competenze.

    Non sarai d’accordo con me quindi…ma – mi pare – che tu sia d’accordo con Gramsci!

  4. emi permalink
    3 ottobre 2009 10:15 pm

    … se lo dici tu…

  5. fcarnera permalink
    9 ottobre 2009 1:36 pm

    Bene. Scegliamone uno. Ma facciamolo: chi organizza?

  6. gianluca permalink
    24 ottobre 2010 9:31 pm

    caro Francesco,
    come tu ben sai sul social network facebook esistono molti gruppi e pagine Sapienza e alcuni di questi sono gestiti dall’associazione studentesca sapienza in movimento. in questi giorni i ragazzi dell’associazione hanno molto discusso delle pagine fb sapienza e alla fine si è giunti a questa considerazione …… spero tu possa ancora una volta darci dei saggi suggerimenti.
    testo introduttivo alle pagine fb sapienza:
    I contenuti della pagina e del gruppo fb Sapienza Università di Roma sono gestiti da studenti della Sapienza Università di Roma e dall’Associazione Studentesca Sapienza in Movimento.
    L’utilizzo del cherubino e del nome Sapienza Università di Roma, identifica un evidente segno di appartenenza degli studenti all’istituzione Sapienza e, nel rispetto della stessa, ne preserva lo spirito costruttivo e collaborativo dei principali attori (gli studenti). A tal fine, divulgare e promuovere l’immagine che gli studenti hanno del nostro Ateneo attraverso eventi realizzati da studenti e per studenti, nei nuovi ambiti della comunicazione multimediale come i social network e in maniera del tutto innovativa e poco formale, ci sembra il modo migliore per contribuire a ridurre le distanze tra i giovani studenti e le istituzioni accademiche favorendo e promuovendo lo spirito di appartenenza.

  7. fcarnera permalink
    25 ottobre 2010 1:58 pm

    Gianluca, fai bene a sottolineare che non è solo “Sapienza in Movimento” a gestire una presenza Facebook riconducibile alla Sapienza. Ho fatto una rapida ricerca e ho verificato che sono almeno 11 tra gruppi, pagine e profili riconducibili alla denominazione e/o al marchio della Sapienza, per un totale di circa 27.300 (amici o fan). Il gruppo piu’ popolare è proprio quello animato da voi… una prova del vostro “radicamento” (come si diceva una volta).
    Da quando sia io che Fabio Masetti sollevammo il problema è passato un anno. Pochi giorni fa è uscito il Piano di Comunicazione 2010 della Sapienza dove si parla di “casi di plagio”. Io penso che la questione possa essere affrontata con realismo e comprensione. Si potrebbero stabilire delle regole per l’utilizzo del marchio e del nome (un logo ad hoc? Una denominazione particolare?)…e non mi scandalizza neanche l’utilizzo sussidiario di un associazione che si prende carico di ‘presidiare’ un canale web (con regole e obblighi chiari), sopratutto quando l’Ateneo decide di NON investire su questo.
    Insomma le possibilità sono tutte aperte. Basta avere la possibilità di discuterne…

    • 26 ottobre 2010 1:18 pm

      Presidiare i canali di comunicazione più moderno basta farlo con la propria identità. presto lo farà anche la Sapienza, spero.

  8. emi permalink
    26 ottobre 2010 1:08 pm

    una cosa è certa, in assenza di una convinta iniziativa istituzionale, chiunque (anche in assoluta buona fede) si sente legittimato ad occupare gli spazi lasciati scoperti.
    Tuttavia, visto che alla Sapienza esiste una struttura ad hoc per la tutela del marchio forse sarebbe il caso di chiedere consiglio anche a loro, invece di pubblicare un testo che ha un vago sentore di “excusatio non petita”….😉

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: