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Terre di mezzo

28 ottobre 2009
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La vicenda del prof. Caracciolo non va sottovalutata.  Il meccanismo brutale dei mass media ha giustamente stigmatizzato le idee espresse dal professore. La brutalità consente al professore di atteggiarsi a vittima mentre l’opinione pubblica  può tirare un sospiro di sollievo allontando da sé l’incubo nazistoide e antisemita.

Ma i frutti avvelenati rischiano di lasciare semi pericolosi e tutti noi faremmo male a sottovalutarli. A parte la solidarietà di gruppi nazisti e di ‘malpensanti’ antisemiti, siamo allarmati da alcuni atteggiamenti di ‘apertura’ che, evocando il volterriano richiamo alla difesa delle idee contrarie (motto quanto mai inopportuno) , rivendicano una presunta libertà di pensiero.

Erudizione, filologia, pensiero liberale, libertà di ricerca, democrazia, politica e storiografia sono usati con  astuzia inquietante.  La tecnica è abberrante, spostare continuamente il piano del ragionamento, in questo modo qualsiasi argomentazione diventa legittima e sostenibile.

Nego l’olocausto? Ma no! Infatti ho detto “cosidetto” riprendendo la definizione di uno storico ebreo…esercito la mia libertà di ricerca…parliamo dei campi di concentramento? E allora la politica israeliana a Gaza? (confondendo in modo odioso due terreni completamenti diversi). E ancora, persone elette in parlamento definite di “affievolita cittadinanza italiana”; sulle leggi razziali che cacciarono i docenti ebrei dalle università? Anche oggi le carriere accademiche si fanno o non si fanno a seconda che si pensino e si scrivano le cose giuste.

E così di seguito.

Torniamo sull’argomento perché alla Sapienza manca uno spazio dove poter raccogliere la risposta ferma e di condanna da parte della comunità degli studiosi. Abbiamo la “vetrina istituzionale” (mirabilmente curata) e i giornali, ma “nella terra di mezzo” (blog, siti sindacali eccetera, insomma quella che – con forse troppa semplificazione – definiamo del web 2.0) poco o nulla.

Siamo venuti a conoscenza di una lettera inviata a dei ricercatori da parte del prof.Azzaro, Prorettore per lo Sviluppo delle Attività Formative e di Ricerca.
La lettera è pubblicata da Caracciolo (http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html), il quale (ringalluzzito evidentemente dalle reazioni) si prende la briga di glossare la lettera e di dichiarare che avrebbe preferito uno storico o un filosofo, evidentemente gli unici degni di poter discutere le sue ‘teorie’ e i suoi ‘pensieri’.

Pubblichiamo la lettera integrale del professor Azzaro e facciamo un appello perché si moltiplichino le reazioni di indignazione e di condanna contro ogni tentativo di riportare indietro la storia.

Cari colleghi ricercatori,

proprio nel momento in cui la Sapienza vive un confronto democratico nell’Ateneo attorno al momento delle elezioni per il rinnovo dei suoi Organi rappresentativi, la nostra comunità è stata scossa dalla notizia che uno dei ricercatori di questo ateneo nega verità storiche dolorose che hanno informato la storia del XX secolo.

Pur nel rispetto dovuto alla persona del ricercatore Caracciolo protagonista di questo episodio, così come ad ogni altro docente e ricercatore, di fronte a simili posizioni come prorettore e Coordinatore dei Ricercatori della Sapienza mi sento di chiedere a tutti i colleghi di essere uniti nel ribadire l’impegno civile e democratico della comunità scientifica nell’esercizio della memoria di eventi tragici della storia del Novecento e nella considerazione del metodo scientifico della ricerca.

La Sapienza costituisce un luogo in cui la ricerca scientifica è libera, come prescritto dall’art. 33 della nostra Costituzione.

Il ricercatore Antonio Caracciolo afferma che:“ io sono un ricercatore e ho l’obbligo e il diritto di ricerca ”.
Tuttavia si deve precisare che, in questo caso, il nostro collega credo che non abbia colto appieno la differenza tra l’attività di ricerca e l’oggetto stesso della ricerca. La ricerca storica prende le mosse sempre da un dato di partenza acquisito che è l’oggetto della ricerca stessa. Quel dato è acquisito in quanto documentato da varie fonti scritte e visive, da testimonianze di vario genere, da luoghi che ne testimoniano l’esistenza. La ricerca poi dovrà capire il fenomeno e spiegarlo, spiegarne la genesi, indagare sulle cause del suo sorgere e sulle conseguenze che esso ha prodotto. Nascono così le varie interpretazioni che mai, però, possono prescindere dal dato di partenza della ricerca stessa.

Le “ tante verità da verificare ” sull’Olocausto, come ipotesi di ricerca di cui parla Caracciolo, possono riguardare la interpretazione del fatto ma mai negare il dato di partenza della ricerca storica sull’Olocausto: che è costituito dalla verità (questa volta unica) del genocidio di milioni di ebrei, fatto inconfutabile.

Credo che la presa di coscienza delle verità storiche e del metodo della ricerca a cui oggi siamo richiamati da questo episodio, possano costituire un monito per il lavoro di ciascuno di noi e per la concezione democratica dell’istituzione universitaria cui apparteniamo.

Bartolomeo Azzaro
Coordinamento Ricercatori della Sapienza
Prorettore per lo Sviluppo delle Attività Formative e di Ricerca

2 commenti
  1. Francesco permalink
    31 ottobre 2009 12:45 pm

    Il professor Azzaro ha risposto con grande equilibrio e grande senso di responsabilità al suo ‘collega’ Caracciolo. Ha anche dichiarato “rispetto” alla persona, un rispetto che è difficile condividere per una persona che utilizza con tanta spregiudicatezza l’arte del ragionamento e della cultura per tesi aberranti e ignobili. Personalmente ho trovato odiosa la ‘supponenza’ dottrinale del destinatario…che ha pensato bene di sospendere il suo ruolo di libero pensatore e cittadino del mondo per riprendere le vesti togate del docente filosofo capace di “zittire” i ragionamenti di un “architetto”. Da più parti si è invocata la sospensione e addirittura il licenziamento…a noi ci basterebbe l’unica soluzione giusta in questo caso: la comunità dei ricercatori professionisti smascheri questo fanatico, e noi – società civile – lo si isoli.

I commenti sono chiusi.

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