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Bibliotecariiiiii

9 novembre 2009
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Questa nota l’ho scritta basandomi sulla mia esperienza. Altre esperienze diversa da questa, sono benvenute.

Ho visto passare decine di commissioni, gruppi di lavoro, redazioni web, think-thank, brain-trust, riunioni di lavoro, seminari di progetto. Ho conosciuto tanti tecnici programmatori, qualche letterato, parecchi grafici, qualche comunicatore/addetto stampa, abbastanza ‘commerciali’ e anche consulenti ascoltati – e pagati – come oracoli. In nessun caso ho incontrato bibliotecari.

Eppure è da folli immaginare un sito complesso gestito solo con l’appeal della grafica, gerarchie ad albero e applicazioni web chiavi in mano.

Guardate il portale della Sapienza. Fino a qualche anno fa, una buona struttura ad albero (HOME, RICERCA, STUDENTI, ATENEO, EVENTI e INTRANET) poteva anche soddisfare i requisiti minimi di funzionalità.
Adesso, con la ricchezza dei contenuti informativi, procedurali, e – sopratutto – con gli obblighi di trasparenza… tutto questo diventa semplicemente ingestibile: e non dipende dalla cattiva volontà dei progettisti e dei manutentori. Manca la cultura della classificazione, una cultura che solo i bibliotecari possiedono.

I bibliotecari hanno questa cultura ma mai (mia esperienza) l’ho vista messa a disposizione per il web e per i progetti collegati. Escluso naturalmente lavori strettamente legati alle banche dati e alle riviste elettroniche.

Magari fosse una conventio ad excludendum, è che proprio nessuno ci pensa! E loro (i bibliotecari) si guardano bene dal farlo notare.

5 commenti
  1. 9 novembre 2009 5:35 pm

    i blibliotecari possono senza’altro dare un contributo alla classifaicazione e alla gestione dei conteuti. specialmente per quello che riguarda sistemi di classificazione più adatti al web come quella a faccette e le folksnomies. oggi con i sistemui di tagging e la gestione dei motori di ricerca e thesaurus si possono ottenere ottimi risultati.
    la cultura della classificazione andrebbe diffusa però tra i produttori dei contenuti. non basta creare un file doc ma bisognerebbe anche taggarlo con le parole chiave. a questo proposito l’uso di piattaforme per l’enterprise wiki e quindi l’uso di una intranet collaborativa sarebbe ideale.
    sostiure all’80% le applicaizoni office e la posta elettronica con un wiki farebbe fare un salto di qualità notevole alla produttivitò. gli utenti dovrebbero imparare solo tre semplici cose: classificare, linkare, cercare

  2. fcarnera permalink
    10 novembre 2009 2:06 pm

    Se non valesse come provocazione il mio post…lo è senz’altro il tuo commento😀

    I bibliotecari discettano e discutono (senza gran costrutto in verità) su folksnomies e ruolo degli utenti nella classificazione.

    Qualcuno di loro arriccia il naso sulle possibilità offerte da una classificazione libera e ‘popolare’, ritenendo (forse non ha torto) che solo un professionista può classificare nel modo migliore le risorse documentali.

    In ogni caso, vale lo stesso principio che adottiamo per le cose tecniche: un autore (editor, responsabile dei contenuti eccetera) non deve essere completamente digiuno di programmazione (e viceversa)…ma la professionalità è altra cosa…e quella appartiene a chi ce l’ha…e chi ha studiato per averla.

  3. 11 novembre 2009 10:23 am

    Errore, caro Francesco.
    I bibliotecari sanno queste e se le dicono da tempo. Propendo nettamente per la prima parte della tua conclusione: la conventio ad excludendum, mi dispiace me è tutta da attribuire alla casta degli informatici.
    Poi, ovviamente, ci sono stuoli di bibliotecari che non sanno nulla neppure di faccette e classificazione, figuriamoci di come si progetta un sito Web ma qui si entra in un ambito molto più complesso (il reclutamento, lo svecchiamento, la latitanza dell’istituzione nel campo della formazione, la spocchia dei docenti eccetera eccetera).
    Ho fatto per anni corsi di alfabetizzazione HTML e progettazione e usabilità solo ed esclusivamente per bibliotecari, proprio per far prendere loro coscienza del fatto che non è proprio possibile delegare/regalare ad altre figure professionali le nostre competenze “esclusive”.
    Ho raccolto un’ampia casistica sulla situazione delle biblioteche italiane in rapporto ai loro siti Web.
    Se da una lato i bibliotecari erano sostanzialmente digiuni di quasi tutto, dall’altra comunicavano la frustrazione di non poter neppure modificare la paginetta HTML della loro biblioteca (quando questo era possibile farlo – in modo secondo me più semplice di oggi che si usano i CMS -) conoscendo i tag e poche basilare nozioni, perché era loro precluso l’accesso.

    Per finire. Ancora oggi incontro informatici ed “esperti” che non sanno cos’è l’OpenURL, un handle e il doi, che scambiano l’open access con il copyleft e non hanno mai sentito parlare dei Dublin Core.
    Non penso esista un bibliotecario con funzioni direttive che non sappia di cosa sto parlando.
    Ciao
    Ezio

  4. Marco Congia permalink
    11 novembre 2009 1:51 pm

    Io, invece come informatico, incontro persone (ramo biblioteche) che non sanno ancora esattamente il when, who, where, why….
    Senza fare nomi, cose e città, a volte questo genere di persone credono che basti “dirlo” al computer e il computer magicamente lo farà. Credo che poi, i campi di applicazione dell’informatica sono ormai talmente vasti che se anche incontri un informatico che si definisce esperto, ma magari solo sulle basi di dati o su tecnologie J2ee, oppure su SOA, o su SOAP, o su SIP ( e potrei continuare🙂 non lo puoi prendere a fucilate perchè non sa cosa è il doi.
    Magari se il bibliotecario gli spiega esattamente cosa vuole ( e lì cominciano i problemi) l’informatico magari potrà suggerire e realizzare la soluzione migliore.
    Comunque alla fine credo che come esistono i mediocri informatici esistono pure le mezze calzette da biblioteca. Non generalizziamo, soprattutto ora che hanno operato sostanziosi tagli al bilancio della struttura di Infosapienza e quindi la responsabilità di cose che vanno male ricade anche sull’impossibilità di portare avanti i progetti.
    Ciao

  5. fcarnera permalink
    11 novembre 2009 7:46 pm

    Assomigliate ai medici di Moliere che sparano paroloni latinorum al capezzale del malato.

    Il malato e’ l’informazione web e non si capisce perché tutti sono lì a dare consigli e impartire ordini mentre non ci sono i professionisti: gli unici che possono dare un aiuto concreto per affrontare l’overload informativo rappresentato dai siti web.

    Il problema e nelle tensioni tra informatici e bibliotecari?

    Allora voglio essere chiaro, sfiorando la brutalità: gli infomatici falliscono quando non unificano le basi dati, quando non realizzano applicazioni usabili e accessibili, quando non realizzano applicazioni dove basta “dirlo” al computer.

    I bibliotecari falliscono quando non realizzano sistemi di classificazione efficaci. Il problema e che i primi li vediamo in azione…(con risultati alterni) gli altri (i bibliotecari)- fuori dal loro strettissimo ambito e scaffale – semplicemente non ci sono.

    P.S. Non ci stiamo riferendo ai siti delle biblioteche.

I commenti sono chiusi.

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