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Web 2.0. Bozza per una conclusione

18 novembre 2009
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Abbiamo raccolto in un Quaderno gli articoli sul web 2.0 scritti quest’anno (Masetti, Carnera, Baioli). Forse è il momento di tirare le conclusioni. Ammesso che esistano.

Se il web2.0 fosse un maiale, l’università ne apprezzerebbe solo una piccola parte, la più nobile. Lascerebbe il resto alla comunità di utenti là fuori, che giocano, si informano e si relazionano con il mondo e con i loro simili.

A pensarci bene non è un risultato inatteso: molti idola del web2.0 sono proprio estranei al mondo universitario: dai contenuti generati dagli utenti (UGC), alla saggezza delle folle, alle conversazioni a-gerarchiche. Persino l’infrastruttura informatica è refrattaria alla ricerca di soluzioni 2.0 (la ‘casta degli informatici’ – per riprendere il felice termine di un nostro lettore – non favorisce certo soluzioni fuori dalla portata dei loro server).

E’ quasi un anno che osserviamo, monitoriamo e sollecitiamo fenomeni comunitari fondati sul nuovo paradigma e il risultato (a parte il nostro entusiasmo da ‘integrati’) è praticamente nullo. Zero.

Da questa constatazione – naturalmente – dobbiamo togliere l’esperienza di Scienze della comunicazione (docenti-blogger, piattaforma e strumenti 2.0, insegnamenti eccetera) ma è un’eccezione che non vale: chi si stupirebbe di trovare una coltura cellulare in un laboratorio di biologia?

Se avessi ragione, forse dovremmo lasciare da parte gli strumenti del social networking (nelle sue varie declinazioni hardware/software) e riprendere il discorso classico dello sviluppo dei siti istituzionali e dei servizi informativi, tutta quella roba ancorata al secolo scorso che non riesce ad avere uno sviluppo efficace, usabile e accessibile. Qui alla Sapienza.

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