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Chi semina i feed

24 dicembre 2009
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Qualche tempo fa lanciammo una provocazione/proposta: lasciamo perdere il web2.0 e occupiamoci dei problemi del web ‘istituzionale’ della Sapienza. Alla proposta rispose indirettamente Fabio Masetti illustrandoci un’applicazione degli sviluppatori di Yahoo che consente i mashup dei siti e dei blog.

Bene. Facciamo un passo indietro e illustriamo la tecnologia che è alla base dell’idea che i contenuti possono essere fruiti e aggregati liberamente: i feed.

I feed sono dei semplici ‘file’ che contengono i nostri articoli. Questi contenuti sono codificati con una particolare marcatura chiamata XML (Extensible Markup Language). Un tipo di codifica non molto diversa dalla sorgente HTML che potete vedere ‘dietro’ la pagina web che state leggendo. Questo flusso di testi può essere ‘aggregato’, svincolarsi dal ‘contenitore’ e essere visualizzato da programmi specifici (rss reader) o pagine web (aggregatori) oppure può essere pubblicato in sezioni di altri siti web o addirittura ricomposti dentro un’applicazione specifica (come spiegava Masetti nel suo articolo).

È evidente l’utilità di questi feed. Possiamo seguire i blog e i siti di nostro interesse indipendentemente dal sito dove sono pubblicati. I contenuti diventano – per così dire – ‘liquidi’, adattati alle nostre esigenze.

Riconoscere la disponibilità di un feed è molto semplice: di norma, a destra della barra indirizzi è possibile notare un’icona arancione. Cliccandola si raggiunge il file che può essere aggiunto al proprio aggregatore.

Sul web (e speriamo nei commenti e negli articoli degli altri co-autori) troverete approfondimenti e istruzioni per utilizzare questa modalità di lettura. In questa sede ci interessa capire il grado di sviluppo di una delle tecnologie base del web 2.0.

Stiamo preparando un censimento di tutti i siti della Sapienza che utilizzano i feed.

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  1. Chi usa i feed alla Sapienza? « Web Sapienza

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