Skip to content

Riforma Sapienza e web: alcune idee 3

9 aprile 2010
by
Prima parte | Seconda parte | Terza parte | Quarta parte | Quinta parte

| Sesta parte| Settima parte | Ottava parte | Nona parte | Decima parte

| Undicesima parte | Dodicesima parte

Gestione dei domini dei siti universitari

Qualche tempo fa facemmo una ricerca che individuò alcune strutture universitarie che avevano  deciso di acquisire un dominio ‘commerciale’  invece di avvalersi del dominio uniroma1.it .

In parole semplici: al posto di un indirizzo web del tipo struttura.uniroma1.it (oppure *.uniroma1.it/struttura) un indirizzo http://www.strutturauniversitaria.it.

I vantaggi sono evidenti: una maggiore comprensione del nome e un maggiore controllo del sito (sopratutto se il sito è commissionato ad una ditta esterna), inoltre un hosting privato consente di aggirare limiti (alcuni francamente ridicoli) sulla quantità di memoria disponibile e sulle tecnologie impiegate.

Ma i svantaggi sono superiori; una perdita di controllo dei servizi web da parte dell’università, la difficoltà di attuare strategie di migrazione, ristrutturazione e dismissione, l’impossibilità di procedere a operazioni di indicizzazione complessiva del dominio universitario…

Alcune università impongono l’assegnazione obbligatoria di un dominio di 3° livello [Struttura].[Uni…].[it].

Alla Sapienza – evidentemente – non ci sono disposizioni in merito. Una prova di laissez faire telematico?

Su questo bisogna intendersi. La mia opinione è che la pubblicazione dei contenuti su un sito universitario rientri nelle prerogative della libertà di ricerca e didattica. In questo senso, una comunità di ricerca può scegliersi la modalità che preferisce per veicolare i suoi contenuti. Ben venga il dominio commerciale! All’università il compito di inseguire i vari indirizzi e le varie attività attraverso i link.

Mi rendo conto che quest’idea rischia di apparire, oltre che anarchica assolutamente romantica. I servizi informativi nel loro complesso sono appunto – servizi – ed occorre stabilire delle regole abbastanza ferree per la loro gestione.

La situazione attuale è cambiata radicalmente rispetto a pochi anni fa, nuovi soggetti si sono affacciati e una sensibilità del tutto nuova verso il web e la sua importanza da parte degli utenti. La gestione del web è sempre più àmbito di alta professionalità e i parametri di qualità devono essere molto alti. Inoltre la verifica dei risultati e la valutazione delle perfomance (d’ateneo e di facoltà) impone criteri il più possibile standardizzati. Questo porta inevitabilmente a concentrare la direzione e la progettazione del web, almeno per le attività istituzionali.

Sembra una contraddizione considerando l’esistenza di servizi esterni (gratuiti): piattaforme blog, wiki, video. Inoltre ogni tentativo di pianificazione dei servizi si scontra contro l’uso pratico delle persone. Ma proprio l’esplosione di queste potenzialità devono costringerci ad una maggiore regolamentazione per non lasciare l’utente (e le strutture) perso tra le nuvole.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: