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Fatti a mano

13 maggio 2010
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Circa la metà dei siti web delle facoltà e dei dipartimenti della Sapienza sono fatti a mano. Avete presente? È come se per scrivere usassimo ancora la penna e per leggere ancora un libro di carta.

Niente CMS (programmi per la gestione dei contenuti), niente database popolati di informazioni e dati visualizzati da strane formule di interrogazione.

La pratica di costruire manualmente pagine in HTML (o al più con qualche semplice tecnica in un linguaggio di programmazione web) fa storcere il naso a più di un informatico.

Tra gli argomenti contro: la necessità di affidare ai profani della codifica i contenuti, i possibili errori di una gestione non automatica del sito e infine la necessità di inserire molti contenuti.

Bene. Siamo sicuri che il Segretario o l’impiegato debba rimanere all’oscuro del fatto che un testo ben fatto deve avere anche una struttura ben fatta? Siamo sicuri che sia tempo sprecato insegnare agli autori di documenti word a non fare copia&incolla nelle finestrelle WYSWYG? È particolarmente crudele esigere che per fare un titolo bisogna dichiarare TITOLO e non grassetto un po’ più grande?

Certo, la gestione automatica previene gli errori (un link non collegato, una pagina appesa a niente eccetera) ma prevenendo questo errore, il CMS ne produce altri: ipetrofia di link, micidiali tasti indietro, virtuosismi rimasti appiccicati dalla versione di default del template e mai personalizzati alle reali esigenze del proprio sito. E i contenuti? Io preferisco pensarci due, tre volte prima di pubblicare. Se invece non mi costa fatica allegare un PDF (o peggio un .DOC) realizzerò un contenitore ingombro di documenti inutili.

Per concludere: se installare un programma di gestione di un sito deve diventare la scorciatoia risolutiva di tutti i problemi legati al webpublishing è meglio lasciare tutto così com’è.

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