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Inclusione e usabilità

13 agosto 2010
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Sono due le tendenze, le filosofie che sottintendono gli sforzi e l’impegno dell’organizzazione sul terreno della tecnologia e della informatizzazione.

La prima politica possiamo definirla ‘inclusiva’ e riguarda l’investimento di risorse per includere il maggior numero di persone all’uso della tecnologia. Infrastrutture, alfabetizzazione informatica, miglioramento dell’hardware. In una parola centrare l’attenzione sul sistema.

L’altra politica, possiamo definirla ‘usabile’ (in attesa di un termine più corretto) riguarda il miglioramento della tecnologia sul terreno dell’uso e della soddisfazione dei bisogni informativi. In una parola centrare l’attenzione sull’utente.

Le politiche inclusive sono visibili (anzi più sono evidenti meglio è), quelle ‘usabili’ sono trasparenti: funzionano proprio quando nessuno se ne accorge. I costi della prima sono evidenti e autogiustificanti, quelli della seconda sono ‘impalpabili’ e (apparentemente) inutili. Inoltre la generazione dei responsabili IT è nata in un periodo storico dove l’attenzione agli utenti non era tra le priorità del progettista. Gli informatici senza una forte cultura dell’interazione persona/calcolatore e della programmazione centrata sull’utente tendono a sviluppare software con scarsa o nulla attenzione all’interfaccia, delegando alle istruzioni il compito di addestrare gli utenti.

Politiche inclusive e usabili devono convivere in un giusto equilibrio e grande attenzione deve essere dedicata al miglioramento dell’usabilità dei sistemi insieme al robusto investimento di hardware e formazione.

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