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Oscurare i dati sul terremoto

8 settembre 2010
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Ha fatto un certo clamore l’annuncio del presidente dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia, Enzo Boschi: “L’INGV medita di oscurare i dati sui terremoti per evitare che siano travisati”.

Sulla questione si è sollevato un dibattito piuttosto vivace. Tra i commenti più critici, quello di Stefano Epifani docente di Scienze della comunicazione. Scrive sul suo blog che il prof. Enzo Boschi:

(…) è figlio di una cultura – quella dei baronati universitari italiani – per la quale tutto ciò che è estraneo al Gotha degli Eletti è perdita di tempo, banalità, disturbo.

Per il professor Alberto Prestininzi, Direttore del Centro di Ricerca CERI “Previsione Prevenzione e Controllo dei Rischi Geologici” dell’Università di Sapienza di Roma, quella del presidente dell’Istituto di Geologia è probabilmente una provocazione. I dati sui terremoti sono pubblicati in tutto il mondo e sono fondamentali per la ricerca scientifica, inoltre  – come in ogni democrazia – l’informazione fa il suo mestiere.

Ma pone due questioni: 1) la competenza scientifica di chi esprime giudizi e opinioni e 2) la prevenzione dal rischio sismico. (Intervista audio a RTL Radio)

***

E’ vero che spesso l’accademia (ma credo qualsiasi centro di potere) reagisce con chiusure e arroccamenti quando non ‘controlla’ più i dati e le informazioni che rende disponibili. La diffusione dei dati aperti dovrebbe diventare pratica diffusa e obbligatoria per le istituzioni pubbliche.
Penso però che in questo caso non ci troviamo di fronte ad una censura liberticida e oscurantista ma ad una richiesta di seria riflessione sull’informazione scientifica (una questione che riguarda la cultura i grandi media) e le sciagurate politiche edilizie e ambientali del nostro paese.

Magari è proprio di questo che dovremmo discutere.

4 commenti
  1. 8 settembre 2010 9:10 am

    Grazie della citazione. In merito alla necessità di una seria riflessione sull’informazione scientifica (ovviamente opportuna, ma che non può escludere Novella 3000 con i suoi annunci) sono d’accordo, ma in questo caso penso che le ragioni profonde di Boschi siano diverse. I dati sui terremoti sono potere nelle relazioni con la protezione civile, amici miei…

  2. vito antonio permalink
    8 settembre 2010 9:50 am

    forse dovremmo separare gi aspetti di competenza (quanto sono tecnicamente competenti i giornalisti che scrivono ad esempio di disastri ferroviari) e quanto l’informazione tutta, sia buona che cattiva, impatti nel dopo disastro su chi ha responsabilità istituzionali ma si occupa di altro.
    ben venga il dato aperto e la definizione di contesti e parametri che ne permetta una comprensione ai più

  3. 8 settembre 2010 10:40 am

    Ho letto che Boschi ha parzialmente smentito. Pare che stiano pensando a pubblicare non TUTTI i dati, ma solo quelli ritenuti significativi (da una certa magnitudo in su, presumo). E in un report a fine giornata e non in tempo reale. Mah. Il problema della cattiva informazione è reale. Credo che non lo si possa liquidare incolpando l’accademia di arroccarsi sulle proprie competenze. Peraltro lo stesso Boschi invitava l’opinione pubblica a preoccuparsi di come sono costruite le case. (la fonte è un’intervista a Metro dell’altroieri, se non sbaglio).
    Ezio

  4. 8 settembre 2010 6:19 pm

    Ezio, il problema è culturale. I dati insignificanti per Boschi possono essere più che significativi per qualcun’altro. E ripeto, la questione per boschi è prima di tutto politica: detenere i dati equivale a detenere il potere decisionale sulle azioni (eventuali) di contenimento del rischio.
    E, ci tengo a precisarlo, in questo caso non ho parlato di “competenze” dell’accademia, ma di distanza da un certo tipo di accademia dal mondo, dalla gente comune.

I commenti sono chiusi.

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