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Beta [1]

17 settembre 2010
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Qualche tempo fa, a commento di una bella inchiesta del giornale di letterefilosofia.it su Infostud – si accese un vivace confronto tra me e alcuni studenti sul significato di ‘beta perpetual’. In particolare mi contestarono l’affermazione “enfatica” che sembrava giustificare eventuali malfunzionamenti e problemi tecnici dell’applicazione.

La mia affermazione non aveva nessun intento giustificazionista o assolutorio rispetto a possibili errori tecnici. Parlando di Beta perpetual volevo semplicemente introdurre una ‘suggestione’, un punto di vista nella discussione sui servizi informativi dell’università. Per fortuna la rete ci offre esempi pratici che spiegano – meglio delle mie boutade – quello che uno intende dire.

All’università di Bologna lo sviluppo di progetti “beta” sono stati formalizzati da un progetto chiamato unibo beta

Il termine Beta identifica una nuova linea di sviluppo di servizi Unibo
caratterizzata dalla collaborazione con gli utenti per uscire dalla fase
di sperimentazione (Beta). Lo spirito che alimenta questi servizi è che
il miglioramento inizia dall’ascolto delle persone e dalla comprensione
delle loro esigenze.

Il processo di beta perpetual rivoluziona (anzi, decreta la fine) del tradizionale ciclo di sviluppo del software: requisiti->analisi->realizzazione->test->rilascio e porta alle estreme conseguenze la progettazione centrata sull’utente il quale, non solo partecipa allo sviluppo dell’applicazione ma interviene su tutto il ciclo di vita del prodotto. Beta perpetual significa progettazione continua.

2 commenti
  1. vito antonio permalink
    20 settembre 2010 8:21 am

    buono il β perpetual unibo sinonimo di continuo miglioramento:
    “…il miglioramento inizia dall’ascolto delle persone e dalla comprensione delle loro esigenze.”

    una cosa che potremmo chiederci è se la capacità di ascolto e comprensione dell’utente siano caratteristiche comuni o competenze da acquisire, implementare ed organizzare.

    • fcarnera permalink
      20 settembre 2010 5:08 pm

      E’ proprio questo il punto. Centrare la progettazione sull’utente non si improvvisa. Non basta avere capacità di ascolto e ignorare quella vocina che ci fa dire: “ma questo utente è proprio uno stupido!”. Cercare gli errori commessi, governare il contributo attivo degli utenti (e riuscire a individuare le esigenze REALI) non è semplice. Torneremo su questo punto.

I commenti sono chiusi.

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