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Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

1 aprile 2011
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Il prof. Bellelli cura un blog molto interessante. Diciamo che il dialogo che il professore intrattiene con i suoi lettori e i suoi studenti è quanto di più vicino alle nostre riflessioni sul rapporto tra i blog e i professori. Uno spazio di riflessione scientifica – ma non solo. Appunti di politica, commenti estemporanei su vari argomenti, informazioni sulla didattica e sugli esami (non è insolito trovare nei commenti su un post di argomento politico richieste di precisazioni sugli appelli, a cui il professore risponde puntualmente).

Ieri il professore pubblicava un post su un tema interessante: l’Università è di destra?

Secondo il docente la risposta è alquanto affermativa:

E’ di destra e conservatrice per necessita’, in quanto istituzione dello Stato che deve interloquire con il governo e seguirne le indicazioni. Ma e’ di destra anche per una vocazione quasi congenita dei suoi docenti

Tra gli argomenti a sostegno della tesi c’é la presenza di un ambiente competitivo, l’assenza di solidarietà di classe tra docenti e ricercatori, il lavoro condotto su orari e ritmi anti-sindacali.

Sono considerazioni interessanti ma non del tutto convincenti. L’università ha una sua peculiarità che non è possibile ricondurre alle categorie politiche utilizzate in altri ambiti sociali e lavorativi. L’università nasce sulla libertà di insegnamento e di ricerca, sulla centralità assoluta del professore (in quanto tale in conflitto e in contraddizione con i suoi simili), su una gerarchia fondata sul prestigio e sulla sottomissione del rapporto maestro-allievo, sulla tensione dialettica tra  autonomia e potere politico (si chiedono risorse ma si è insofferenti – giustamente – a qualsiasi tentazione dirigista dello Stato).

Tutto questo è di destra? Dipende dalle fasi storiche e dalla capacità del sistema universitario di generare contraddizioni in seno alla società. E’ indubbio che da qualche anno (e con governi di diverso orientamento politico) l’università e il corpo docente ha subito colpi pesanti al suo prestigio e alla sua capacità di autogoverno. L’università ha risposto in modo diverso: proteste (sopratutto nelle sue fasce più deboli), adeguamenti normativi, arroccamenti egoistici e corporativi. L’Università deve ritrovare il proprio ruolo nella società, essere motore di innovazione e mobilità sociale, deve coltivare scienza e cultura. E lo Stato deve sostenere e finanziare questi intenti.

E’ un programma di sinistra o di destra?  Lasciamo che a deciderlo siano gli attori del cambiamento. Ognuno si tenga le proprie idee (e ne difenda le ragioni) ma reagiamo all’apatia e alla rassegnazione. Questo sì il vero pericolo.

One Comment
  1. 31 marzo 2011 8:32 pm

    Proprio oggi, su NOVA 24 è uscito un articolo dal significativo titolo “L’università si interroga” scritto da Juan Carlos De Martin (Politecnico di Torino). Secondo l’articolo occorre provare a definire una nuova idea regolatrice di università. L’università continua ad applicare il modello humboldtiano (dal nome del fondatore dell’Università di Berlino) . Questo modello – a grosse linee la descrizione che nel post consideriamo ‘attuale’ – è stato travolto dalla proliferazione di luoghi di conoscenza, università di massa e indebolimento degli stati nazionali. Da circa trent’anni su questo modello si è innestato un nuovo modo di concepire l’università (imprenditrice, attenta alle graduatorie e alle eccellenze, produttività, ranking). Nuovo concezioni che non hanno intaccato il vecchio modello ma che hanno prodotto la frantumazione dell’ethos accademico.

    L’articolo promuove un nuovo sito http://www.piazzastatuto.it che discute di questi temi. Un sito che suggeriamo di tenere d’occhio.

I commenti sono chiusi.

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