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Maneggiare con cura. Il caso Sucate

24 maggio 2011
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Ha fatto una certa sensazione la risposta dello staff della Moratti su Twitter ad un elettore abitante dell’immaginario quartiere di Sucate che non voleva moschee nel suo territorio. Questo involontario errore di rispondere ad una burla ha scatenato un tormentone che ha contagiato tutti i canali sociali della rete. Alessandro Gilioli (Piovono rane – l’Espresso) ricorda che non basta un’agenzia aggressiva e a proprio agio con la Rete per avere successo: “Maneggiarla è molto complicato, anche con tantissimi soldi e ottimi consulenti“.

Condivido il giudizio di Mantellini, la vicenda dello sberleffo “non sposta un voto, esattamente come non ne sposta l’attivismo degli spin doctor del Sindaco uscente, capaci di decuplicare in qualche giorno il numero dei fans del Sindaco su Facebook (è Facebook semmai che se ne esce con le ossa rotte da simili prestidigitazioni numeriche)”.

Aggiungo che danneggiamenti di immagine (ne parleremo in un secondo post), sfottò e investimenti massicci di marketing hanno un unico risultato: allontanare le istituzioni che si affacciano timidamente sulle reti sociali…vale la pena per 5 minuti di divertimento?

One Comment
  1. 25 maggio 2011 9:32 am

    Non sono d’accordo. Le istituzioni che sanno come si maneggia la rete e la rete “sociale” in particolare, non si affacciano “timidamente”. Ci stanno e ci stanno pure comodi. Obama, per dirne uno.
    Se in Italia siamo indietro su tutto non è colpa di qualche buontempone (che mette a nudo il Re, che non è Twitter, in questo caso, ma l’inconsistenza delle persone che ne fanno uso). Io seguo costantemente su FB Pippo Civati e Renzi, il sindaco di Firenze (i due leader dei “rottamatori”, per capirsi). Sia per quello che dicono sia perché mi interessa vedere come usano il mezzo. Lo usano bene. Ci scrivono loro, non hanno uno staff che lo fa al posto loro, Ce ne saranno altri che non conosco. Le cose bisogna saperle fare.
    Ezio

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