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Editoriale 4/10

Prima o poi avremo la mail certificata. Prima o poi, gli studenti non dovranno fare file per ottenere quello che già adesso è disponibile in formato elettronico. Prima o poi riusciremo a dialogare con i vari uffici, segreterie, biblioteche eccetera senza spostarci da casa.

Prima o poi

Il problema non è nella tecnologia (naturalmente), non è nella normativa (che viaggia veloce verso l’attuazione della cosidetta “amministrazione digitale”), non è nelle decine di documenti, report e progetti ICT che ingolfano fotocopiatrici e mailbox.

Già adesso

Attualmente la comunicazione studenti/ateneo segue un po’ la logica dello “strascico”, ci sono alte probabilità di trovare un interlocutore e avere delle risposte. Ma il problema è che non ci sono procedure certe, tempi di risposta affidabili e protocolli di comunicazione condivisi. Secondo un conto approssimativo: tra Segreterie (didattiche e amministrative), SORT (l’orientamento), il Ciao (informazioni e assistenza), le varie assistenze tecniche, le biblioteche, i vari uffici, la Sapienza dispone di poco più di un centinaio di indirizzi mail. Seguono gruppi di Facebook, Forum più o meno autogestiti (una modalità che abbiamo criticato), iniziative volontarie di rappresentanti e associazioni, stanze chat…
Un immenso sportello telematico aperto 24 ore su 24. Eppure – converrete con me – gli studenti (e spesso anche altre categorie di utenti) si lamentano perché non ci si capisce niente e non si riesce a capire a chi rivolgersi.

Non è che non esistano buone pratiche

Ne abbiamo dato testimonianza con vari esempi: dalla facoltà di Psicologia 2 (abbiamo raccolto alcune opinioni e avuto l’onore della risposta dei colleghi della facoltà), a Giurisprudenza con il loro Websapientino. E prima ancora con l’esperienze Facebook del CIAO (intervista a Emi Cipriano).
Da seguire con attenzione iniziative come quelle del corso di Ingegneria Edile Architettura e gli esperimenti di comunicazione sincrona delle biblioteche (intervista a Gabriella Tufano).

E questi sono solo casi esemplari. Ne potremmo includere altri, tantissimi altri, e cercheremo di farlo anche attraverso il blog.

Programma preciso di interventi

Il punto, come scrivono al dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione è che [la Qualità] non può più essere affidata alla buona volontà o alla competenza professionale del singolo, ma si deve tradurre in un programma preciso di interventi.

Francesco Carnera

1 aprile 2010

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