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Big Deal. Un romanzo sull’open access

Ezio Tarantino è un bibliotecario esperto in editoria elettronica. E con la passione della scrittura. Ha scritto un romanzo ambientato tra Ciampino, Roma  e Eindhoven (Olanda) sede della Eleven Books, una immaginaria multinazionale dell’editoria alle prese con l’avanzare dell’open access nelle università.

Abbiamo fatto alcune domande all’autore di Big Deal.
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WEBSAPIENZA: Perché hai deciso di autopubblicare un romanzo?

EZIO TARANTINO: Sono “ideologicamente” contrario all’autopubblicazione. Una pratica piuttosto insensata, a meno che non sia strumentale ad ottenere precisi vantaggi da questo sistema. Ho fatto un’eccezione per due motivi: questo era un libro che volevo circolasse fra i miei colleghi bibliotecari che, come me, si occupano principalmente  di risorse elettroniche. Che sono persone che, come me, stanno molto in rete, la conoscono, la usano, e per questo sono facilmente raggiungibili. Non si tratta di un libro “generalista”, di un’opera rivolta a un pubblico indistinto. Avevo un target molto ben individuato e questo mi è sembrato il modo più veloce e sicuro per raggiungerlo. Non potevo/volevo battere la solita strada: l’invio del manoscritto, i tempi di attesa, lunghissimi, eterni, risposte che non arrivano. Perciò ho deciso di giocare d’anticipo, di fare una specie di esperimento e vedere come andava.

Un libro sul mondo dell’open access pubblicato con il copyright…

Open access e copyright sono, tanto per cominciare, due cose profondamente diverse. L’open access riguarda la pubblicazione di articoli, o libri, scientifici, nel 99% dei casi finanziati con i soldi pubblici e poi, di norma, pubblicati da case editrici internazionali che si prendono tutti i lauti ricavi a fronte di spese, per loro, via via decrescenti. L’open access serve a diffondere la conoscenza a prescindere da questi meccanismi editoriali-commerciali che non garantiscono agli autori nulla in termini di ritorno economico, e che, strozzando le università, di riflesso mettono in discussione anche la diffusione stessa del sapere scientifico.
Il principio del copyleft si applica invece, normalmente, all’editoria tradizionale, alla narrativa, e si basa sul principio della cessione di alcuni diritti (economici e non solo) su opere dell’ingegno altrimenti vincolate alle legge sul diritto d’autore. Non sono un gran sostenitore di questa pratica. Non vedo perché un autore, come chiunque, non debba essere pagato per quello che fa. Gli stessi Wu Ming giustamente rilasciano la copia gratuita dei loro libri dopo un po’ di tempo (senza peraltro intaccare di molto i loro guadagni sul lungo periodo: si sa che la possibilità di scaricare il PDF di un romanzo non ostacola in genere la sua vendita nei normali canali commerciali, anzi in qualche caso la favorisce).

A pensarci io non ho fatto una cosa molto diversa: ho “pubblicato” un libro (al prezzo minimo possibile) e ne ho messa a disposizione una copia (quasi) gratis (io pensavo che lo fosse completamente, ma forse avevo letto male le condizioni: 1 euro mi pare una cifra più che simbolica, e del resto, non sono gli stessi Wu Ming a chiedere un contributo PayPal per il loro “servizio”?).

Io volevo “fare un libro”, volevo mettere a disposizione dei miei lettori “un libro”. Ho scelto il modo più economico. Io del resto sono convinto che così avrò più lettori, non meno lettori. Oltretutto ho la sensazione che è più facile portare a termine, in un modo anche più piacevole, la lettura di un libro che non di un file PDF.

Poi naturalmente il dibattito sulla gratuità è piuttosto complesso.

Un romanzo senza eroi. Il Prof. Savio, campione dell’open access è una figura mediocre, incapace di grandi visioni, piuttosto incupito da bilanci in perdita e dalle pressioni dei suoi colleghi

Savio è una persona grigia, è vero, ma è un idealista sincero. Attraverso questo personaggio volevo raccontare il clima depresso e deprimente che si respira nelle università. Perdente.

Quanto c’è di vero nel mondo che racconti? Quanto di quello che scrivi è autobiografico?

C’è molto di vero anche se nulla, o quasi, di quello che racconto è vero! Nulla è successo veramente così, ma è tutto abbastanza verosimile. Di autobiografico in senso stretto, quasi nulla, nel senso che ci sono molti dettagli – ma marginali, esterni al “core business” della vicenda – riconducibili alla mia vita quotidiana, ma in un modo non “autobiografico” (dando al termine l’accezione di “funzionale a raccontare qualcosa di sé”).

Pensi davvero che per l’editoria scientifica quella contro l’open access sia una “guerra di religione”?

Sì. Per le attività di lobbing spendono tantissimo, e personaggi come quello di Rozenhal esistono davvero (anche se non si chiamano così, naturalmente. Rozenhal era un giocatore della Lazio!).

Fai dire a un personaggio: “I sistemi vacillano quando cominciano a perdere il senso della loro missione”. Lo chiedo a te: qual è il senso della missione?

Se non ricordo male è Hendryk a dirlo. Chi lavora nelle multinazionali dell’editoria scientifica ci crede veramente. Il senso della missione, per loro, è quello che afferma Hendryk: diffondere il sapere scientifico nei quattro angoli della terra; e, con falsa ingenuità, pensano che il loro sistema sia il migliore in assoluto. Perché garantisce qualità (attraverso la peer review), che costa e quindi è giusto farla pagare.

Stefano, il protagonista, è una pedina di un gioco più grande. Nel secolo scorso lo avremmo definito un inetto. Credo che l’epilogo – in qualche modo – lo riscatti…il mondo potrebbe ripartire su nuove basi…ho capito male? La sua è pura disperazione?

Sì, Stefano è un inetto. Per me rappresenta l’incapacità – che trovo piuttosto diffusa, oggi – di dotarsi di una sovrastruttura (una coscienza); agisce per impulsi automatici, e non bada alle conseguenze. È il reciproco esatto di Scobie, il protagonista del “Nocciolo della questione” di Graham Greene. Il tradimento di Stefano è “privo di conseguenze”, anche se non sembrerebbe… Quello del vicecommissario Scobie è foriero di drammi personali e di una messa in discussione della sua stessa identità.

No, non credo che lo riscatti. Al contrario. Tutto potrebbe proseguire così com’è.

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Big Deal. Romanzo di Ezio Tarantino

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