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Informatica e studi umanistici

Daniele Fusi Laureato in storia della lingua greca presso l’Università La Sapienza, addottorato presso il Dipartimento di Filologia Greca e Latina dell’Università di Genova, programmatore e consulente informatico specie per grandi case editrici e ambiti umanistici molto specializzati, Daniele Fusi conduce attività di ricerca e creazione di nuovi strumenti informatici in ambito classico e non solo, relativamente a corpora digitali, metrica e linguistica, epigrafia, lessicografia, sistemi esperti e sistemi redazionali e gestionali di varia natura, sfruttando le più recenti tecnologie. Come docente a contratto insegna da qualche anno informatica umanistica alla Sapienza. www.fusisoft.it

Vorremmo un tuo aiuto per fare il punto sul rapporto tra filologia e informatica e più in generale sullo sviluppo della cosidetta “umanistica digitale”

Qui sarebbe il caso di definire meglio qualche confine: l’argomento è sterminato, per non parlare della specializzazione che richiedono alcuni campi:
sotto la generica dicitura di informatica umanistica si possono trovare le cose più diverse, e spiace dirlo ma non di rado con l’umanistico o l’informatico hanno poco a che fare: talora sono semplicemente dei corsi di alfabetizzazione informatica, uguali in qualsiasi altra facoltà; talaltra sono corsi che non hanno alcuna tangenza con l’informatica, se non per qualche banale uso del computer; c’e’ poi chi intende questo settore come la riflessione di umanisti, sociologi, esperti di comunicazione etc. sull’impatto dell’informatica nella società o negli studi, o chi ne fa la storia come gli storici della matematica fanno la storia della matematica, e si potrebbe continuare a lungo.

Pur rispettando tutti questi approcci, personalmente per informatica umanistica intendo qualcosa di molto più specialistico e mirato, cioè l’uso delle tecnologie informatiche per realizzare strumenti di ricerca e di pubblicazione capaci di aiutare gli umanisti nel loro compito di ricerca anzitutto, ma anche di pubblicazione, divulgazione, collaborazione, etc.

I particolare di che ti occupi?

i miei studi si rivolgono ai] sistemi esperti metrici e linguistici, edizioni digitali, epigrafia, letteratura, lessicografia, creazione di software per scopi accademici o commerciali, pubblicazioni web, applicazioni di tecnologie importate da altri settori (p.es. neuronali), applicazioni multipiattaforma e mobile, etc., ma il campo rimane immenso e le mie sono solo opinioni di un punto di vista necessariamente parziale.

Cosa insegni nei tuoi corsi?

Cerco di dare anzitutto un panorama delle tecnologie che si usano concretamente “sul campo”, come ad es. (dopo una breve presentazione dei concetti di base, dato che non si può dare troppo per scontato in ambito umanistico) codifiche testuali, HTML, CSS, XML, database relazionali, siti web e tecnologie connesse, TEI,
sistemi di ricerca testuale, etc., e poi mostrare come concretamente queste tecnologie trovino applicazione in progetti che possono rappresentare per gli studenti dei veri e propri “case studies”.

Naturalmente la parte “istituzionale” di questi corsi è molto generica e si limita a presentare la “filosofia” delle diverse tecnologie, i loro caratteri essenziali, i loro vantaggi e i loro svantaggi, in modo da dare almeno l’idea al futuro umanista di cosa c’è a disposizione nel panorama tecnologico odierno e di quali siano i punti di forza di ciascuna tecnologia, si’ da rendersi conto di cosa si possa fare e con quali strumenti.

E’ importante la frequenza?

Per un corso del genere è essenziale la frequenza, che invece spesso risulta impossibile ai ragazzi anche solo per motivi di tempo o di sovrapposizione con altre materie, che magari sono anche più importanti nel loro curriculum di studi; io fornisco tutti i materiali del corso (essenzialmente slide di Powerpoint) agli studenti, arricchendolo di una raccolta di capitoli di libri disparati che cerchino di illustrarlo anche a chi non abbia frequentato, ma è inevitabile che la preparazione di un frequentante risulti comunque molto più completa di chi con tutta la buona volonta’ non riesce ad estrarre autonomamente dai materiali a disposizione concetti più generali.

Nonostante i limiti di tempo e di strutture cosa si potrebbe fare di più?

Si potrebbe pensare di coinvolgere direttamente gli studenti più interessati in progetti concreti, col duplice vantaggio di far fare loro esperienze “sul campo”, e di potersi avvalere di manodopera a costo quasi zero per portar avanti progetti digitali di facoltà destinati alla pubblicazione nel mondo scientifico; tanto più in un periodo di gravi ristrettezze economiche, dove molti progetti non possono neppure iniziare per mancanza di fondi.

Tutto questo però richiederebbe qualche risorsa in più in termini di strutture, un’organizzazione diversa dei corsi, un inquadramento più preciso della materia, e minor precarieta’ del corpo docente, che specie in questo settore e’ spesso relativamente giovane e non strutturato.

e al momento che si può fare?

Produrre col tempo materiali sempre più adatti al suo insegnamento (le mie dispense stanno gradualmente assumendo la veste di articoli e libri), sfruttare le strutture esistenti,
cercare di adattare i contenuti dei corsi agli interessi degli studenti, che
spesso provengono da corsi di laurea disparati.

Quando ti ritieni soddisfatto del lavoro svolto?

Al momento la maggior soddisfazione è quando uno studente all’esame da’ mostra di aver capito lo spirito del corso, e magari meravigliandosi anche di se stesso (perché spesso c’è questa percezione automatica per cui un umanista “non capisce nulla” di computer) si rende conto di aver compreso alcuni concetti di base e di poterli usare concretamente nel suo percorso di studi; ma ci sarebbero amplissimi margini di miglioramento.

Ci piacerebbe indagare la questione legata alla messa in campo di una quantità enorme di risorse documentali e letterarie da parte di giganti come google, apple eccetera. Avendo a disposizione questo immenso repertorio, il compito delle università e dei ricercatori non viene meno? C’è ancora bisogno della ricerca se con una connessione internet posso avere (quasi) tutto lo scibile ‘scannerizzato’?

La meritoria opera di pubblicazione digitale rende accessibile moltissimo materiale, ma di questo si tratta, nulla di più . Per fare esempi concreti: avere tutti i libri più importanti dell’800 senza dover girare per 20 biblioteche è comodo, riduce i tempi del lavoro anche sensibilmente, ma non ha nulla a che vedere col lavoro in sé. Va poi detto che non si deve confondere la quantità con la qualità:
internet abbonda di materiali di dubbia affidabilità e scientificità, il che è connaturato alla sua natura aperta e libera, ma potrei citare infiniti casi di imprecisioni o anche grossolani errori (spesso anche perché finiti in tesine dei miei studenti). Gli strumenti informatici in genere offrono modi molto innovativi e molto più efficaci di effettuare ricerche su enormi moli di dati, di collegare dati sinora considerati in isolamento, di fornire nuove prospettive alla ricerca: ma appunto la ricerca deve comunque essere condotta dallo studioso. L’avere tutti i testi della letteratura italiana online a disposizione non rende automaticamente qualcuno esperto di letteratura italiana più che l’avere a disposizione tutti gli attrezzi di un’officina renda qualcuno un meccanico. È proprio la consapevolezza di come gli strumenti vadano usati, con quale metodo, con quale
scopo e aspettative, che cerco di insegnare nei miei corsi; e questo è solo il primo passo per un informatico umanista. Ars longa, vita brevis…

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