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Programmazione. L’arte, il mestiere e la passione

Antonella è una collega che si occupa da una vita di programmazione. Abbiamo colto l’occasione per farle un po’ di domande per conoscere il mestiere e l’arte di scrivere codice.

WEBSAPIENZA: Cominciamo con due domande classiche: 1) Il tuo primo programma e 2) Commodore o Spectrum?

ANTONELLA: 1) Era il 1985, avevo 11 anni e scrissi in basic il gioco dell’impiccato. 2) Spectrum! Il mio bellissimo Spectrum 48k.

WS: Chi non conosce i ruoli e il mondo dell’informatica pensa che gli informatici facciano di tutto. Puoi aiutarci a fare un po’ di chiarezza?

ANTO: In realtà non sono definiti in maniera esatta neanche per i professionisti del settore. Dipende dalle dimensioni dell’azienda dove lavori. Non è insolito trovarti a sistemare la stampante, progettare software o disegnare siti web sopratutto per realtà piccole. Magari nelle grandi aziende si riesce a trovare un ruolo definito, magari nello stesso progetto potresti trovarti a fare solo la parte di analisi o solo la parte di sviluppo.

WS: Come si fa a stare dietro all’evoluzione e i cambiamenti dei linguaggi di programmazione?

ANTO: Anzitutto devi avere chiaro il tuo “settore”: l’hardware, gli applicativi, la programmazione web…una volta chiaro questo puoi seguire l’evoluzione del settore avendo chiari i suoi princìpi e le sue regole. Ma se vuoi rimanere veramente aggiornato ci riesci solamente se hai la passione per questo campo, non puoi contare solo sui corsi di aggiornamento…

WS: torni sulla passione, una specie di motore dell’apprendimento perpetuo...

ANTO: esatto…vuoi sapere quanto ci metti a usare un nuovo linguaggio? una settimana. E quanto tempo per conoscerlo? Una vita.

WS: quindi in 7 giorni si riesce a realizzare un’applicazione che funziona…

ANTO: funzionicchia…ma non ha l’eleganza e la perfomance di un buon programma, quello che soddisfa committente e utenti e che ti fa dire: “ho fatto un buon lavoro!”

WS: Mi ha sempre incuriosito la scrittura del codice: parole scritte che diventano azioni, vedere un codice è come sbirciare un sonetto scritto in una lingua quasi inafferabile …praticamente un atto creativo, una forma d’arte…

ANTO: Hai ragione! Potrebbe sembrare tutto molto meccanico, ma un buon programma è senz’altro una forma d’Arte. Scrivere un programma funzionante – come ti dicevo – non è difficile (anche se a volte, da alcuni pezzi di codice visti qua e là, sembrerebbe il contrario), ma scriverlo bene… (e per “bene” intendo ottimizzato, occupando la memoria minima indispensabile, commentando e indentando il codice scritto) è difficile. Molti programmatori pensano che i commenti siano solo “sono qui” , “sono passato per il ciclo 1” cioè pure frasette per un debug [l’attività per individuare e correggere gli errori di un software n.d.r.] improvvisato.

WS: E già, i commenti. Una specie di paratesto che aiuta i tuoi “simili” a ritrovare le tracce del tuo passaggio…immagino che scrivere precisi e chiari commenti sia importante…

ANTO: Assolutamente, molti programmatori non sono allenati alla scrittura e non capiscono l’importanza di lasciare nel listato commenti sensati ed utili. Trovarsi a modificare un codice con centinaia di istruzioni senza nessuna indicazione di chi l’ha scritto e progettato è un’impresa che scoraggerebbe chiunque.

WS: Nelle nostre chiacchierate insisti sempre molto sull’uso dello spazio di memoria

ANTO: E’ una cosa importante perchè significa ottimizzare le risorse disponibili ed è un indice di eleganza e razionalità del codice. Significa sapere davvero come funziona il linguaggio che si sta utilizzando, cosa comporta usare un’istruzione piuttosto che un’altra simile. Nella mia vita “informatica” ho conosciuto ben poche persone che fanno attenzione a queste cose quando programmano.

WS: Insomma la programmazione non è per tutti, cosa bisogna avere in più?

ANTO: Essì, secondo me, non è per tutti. Occorre un’intuizione particolare per la risoluzione dei problemi e una capacità non indifferente di saper vedere le cose da vari punti di vista: e non è semplice trovare tutto ciò in una persona.

WS: secondo Linus Torvalds (il creatore di Linux) programmare ti consente di creare un mondo, di sentirti un piccolo dio che costruisce le proprie leggi. Ti piace questo aspetto della programmazione?

ANTO: Un piccolo dio forse no, ma sicuramente ti dà un potere particolare: tu comandi, la macchina esegue. Lo trovo gratificante! E trovo stimolante cercare di sfruttare al massimo le potenzialità delle attrezzature a propria disposizione: è una continua sfida uomo-macchina che cerco di vincere ogni volta.

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