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Cosa è successo al World Wide Web negli ultimi anni?

Vai al quaderno websapienzaÈ cresciuto per numero di utenti grazie al fatto che pubblicare e mettersi in contatto con altre persone è diventato veramente una cosa alla portata di tutti. Si è semplificato. L’effetto su mercati e sulla società è stato dirompente.

Le aziende non sono sempre pronte a fronteggiare questo cambiamento e fanno fatica ad orientarsi tra milioni di offerte, concetti e pratiche che non sono sempre ben definite perché in continua evoluzione. La Pubblica Amministrazione nemmeno.

Tutti siamo finiti nella rete degli utenti e facciamo fatica a seguire la loro conversazione rapida come la scintilla tra le sinapsi.

Questo è il primo di una serie di post il cui obbiettivo è riportare un po’ d’ordine in tutto questo rincorrersi di voci e novità per vedere cosa c’è di buono e cosa di meno buono, cosa si può fare per partecipare alla conversazione e non restarne tagliati fuori. Il silenzio porta fuori dal mercato.

Faremo un excursus tra le parole chiave della rete e del web 2.0. Vedremo quali logiche le ispirano e quali fenomeni cercano di catturare e definire. Passeremo in rassegna strumenti e tecnologie che milioni di utenti utilizzano per comunicare, connettersi e produrre una immensa mole di contenuti ed idee sulla rete.

Cercheremo di capire come utilizzarli per inserirsi nella conversazione e diventare parte di un mercato che è sempre più dalla parte degli utenti e trasparente e dove la disintermediazione e la digitalizzazione di beni e servizi costringe le aziende e la pubblica amministrazione ad una continua ed incessante ridefinizione dei propri obbiettivi e del proprio capitale (umano) e cercheremo di imparare guardando alcuni esempi di aziende che se la sono cavata egregiamente in questo nuovo mondo digitale.

Aguzzeremo lo sguardo infine su alcuni punti critici per prepararsi ad affrontare un cambiamento organizzativo e culturale che non sempre è sostenuto con convinzione. Come si costruisce una intranet collaborativa, come cambiano la comunicazione ed i linguaggi. Lo story telling, come tutto questo influisca sul marketing strategico ed operativo, sulla didattica e sul rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino.

Le idee che raccoglieremo qui sono il frutto di un lavoro che ho fatto nel mese di settembre per un workshop al RING di Lecce.

Il workshop era articolato in 8 sezioni: parole chiave: per comprendere un linguaggio che quotidianamente cambia in base alla fantasia dei divulgatori e degli addetti al marketing. Strumenti: per capire quali tecnologie ci sono a disposizione nella miriade che vendors e sviluppatori producono quasi quotidianamente. Come usarli: la tecnologia non basta, è necessario capire come sia cambiato il paradigma di comunicazione ed il modo di comunicare e collaborare in rete. Guardare chi lo sta facendo: chi non ha mai copiato a scuola? Focus Intranet: il modo migliore è cominciare in casa. Focus:come cambiano i contenuti ed i linguaggi. Focus: nuove logiche di marketing strategico ed operativo. Qualche numero sulle dimensioni del fenomeno.

Laddove si fa riferimento al marketing cercheremo di declinare i concetti in riferimeno alla pubblica amministrazione ponendo attenzione al “marketing” interno coerentemente con le logiche di organizzazione aziendale più moderne che prevedono lo svolgimento di compiti e processi per cui si identifica un “owner” ovverso il responsabile del processo e un “customer” ovvero un destinatario dell’output del processo stesso.

Cominciamo dalle parole chiave, numerosissime.

web 2.0, enterprise 2.0, coversazione (le 95 tesi del cluetrain manifesto), crowd sourcing, Information Architecture,User Centered Design, User Generated Content (UCG), blogging e social network, network effect ovvero la potenza della rete in una formula, lifestream, microblogging, API (application programming interfaces), SaaS – Software As Services, Agile Project Management e extreme programming, storytelling, cloud computing, social bookmarking, identità digitali (open id, claim id), distribuzione dei contenuti. RSS feed, widgets, aggregatori e filtri e l’elenco potrebbe continuare.

Definiamo brevemente cosa si intende per Web 2.0 con le parole di  Tim O’Reilly:

Web 2.0 is the network as platform, spanning all connected devices; Web 2.0 applications are those that make the most of the intrinsic advantages of that platform: delivering software as a continually-updated service that gets better the more people use it, consuming and remixing data from multiple sources, including individual users, while providing their own data and services in a form that allows remixing by others, creating network effects through an “architecture of participation,” and going beyond the page metaphor of Web 1.0 to deliver rich user experiences

Il Web 2.0 è in pratica una piattaforma costruita sopra le tecnologie di rete che unisce tutti i dispositivi (grazie ad una serie di standard tecnologici aperti, ndr e interoperabili).  Le applicazioni web 2.0 sono quelle che sfruttano al meglio questa piattaforma distribuendo software sotto forma di servizi sempre aggiornati e che migliorano con il crescere del loro utilizzo da parte degli untenti, consumando e rimescolando dati provenienti da diverse fonti, inclusi gli utenti individuali.  Di fatto l’architettura “partecipativa” innesca dei network effect.

Insomma si condivide oltre alle  risorse informative (pagine web) anche risorse operative e logiche (veri e propri software, dischi per lo storage, etc….)

Le competenze chiave sono:

  • Servizi e non pacchetti software
  • Architettura della partecipazione
  • Scalabilità efficace dal punto dei costi (efficiente)
  • Fonti remixabili e trasformazione dei dati
  • Software a livello superiore rispetto al device
  • Sfruttamento dell’intelligenza collettiva

Tutte le applicazioni, e modelli di sviluppo e business partono da un presupposto:

il web è una piattaforma

Non più quindi windows, linux, o mac os sui quali distribuire software da installare  sul proprio computer ma software che funziona grazie ad altro software distribuito in rete: i Web Services.

John Gage, Founder di Sun Microsystems l’aveva capito già 20 anni fa quando dichiarò:

The Network is The Computer

Ritorno alle origini

Il web 2.0 è paradossalmente un ritorno alle origini di internet. Prima dell’avvento del Web e della bolla speculativa esplosa nel 2000, la rete era cresciuta proprio su questa architettura partecipata anche se solo in determinanti ambienti tecnologici e per addetti ai lavori.

Il WWW migliorò di molto l’interazione con le tecnologie di rete ma spostò il modello comunicativo verso una logica broadcast (del genere televisivo per intenderci).   La fruizione di contenuto era più importante della sua produzione. Nonostante l’html non sia un linguaggio complesso da imparare la messa on line di contenuti e soprattutto la loro facile reperibilità non era ancora alla portata di tutti. Il marketing ed il tentativo di sfruttare commercialmente i contenuti della rete ha fatto il resto. Tutto questo ha rallentato lo sviluppo di applicazioni orientate alla collaborazione.

Alcuni fattori sono intervenuti a modificare la situazione:

  • l’esplosione della bolla speculativa nel 2000 e la necessaria revisione dei modelli di business.
  • il miglioramento delle intefacce e dell’usabilità di molte applicazioni per la pubblicazione di contenuti in rete
  • la diffusione della banda larga (anche se il modello Asincrono – più velocità in download che in upload – la dice lunga sull’importanza che si è data alla fruizione di conteuti piuttosto che alla produzione)
  • il miglioramento degli algoritmi di compressione audio video
  • il miglioramento dei linguaggi di programmazione e la nascita di metalinguaggi per l’interoperabilità come XML
  • l’apertura da parte di grandi attori della rete come google, amazon e yahoo delle proprie piattaforme attraverso la pubblicazione di interfacce utilizzabili dai programmatori

Il web 2.0 quindi, al di la degli aspetti tecnici, è un cambiamento di paradigma nell’utilizzo dei computer. Dal Personal Computer al Personal Space. Per collegarsi ed utilizzare applicativi non è più necessario avere potenza di calcolo e memoria di massa ma basta una buona capacità di banda e tanta tanta fantasia.

***

Per saperne di più (dal blog di Tim O’Reilly)

Nel prossimo post faremo un breve excursus sulla sperimentazione che stiamo conducendo nella III Ripartizione di Sapienza – Università di Roma per sviluppare una intranet su piattaforma wiki, progettata seguendo i principi di architettura partecipata.

Fabio Masetti

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