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Il documento al tempo del 2.0

Knowware, liquefazione, scientografia, turn

Le attività di ricerca e di compilazione bibliografica, di organizzazione dei servizi delle biblioteche, di elaborazione e diffusione di conoscenza, di scavo documentario e di rielaborazione e presentazione dei suoi risultati, fino alle attività archivistiche, fino alle attività giornalistiche, stanno velocemente approdando a una concezione nuova dell’autorità, meno individuabile perché più partecipativa, meno identificabile perché più collettiva.

Presentiamo qui alcune termini e concetti che animano il dibattito.

Knowware

Il termine non è nuovo, e da tempo aziende informatiche promettono di vendere il loro knowware su Web. In più, sull’opposizione hardware/software si sono create altre dicotomie, come firmware/staffware per contrapporre la struttura aziendale al personale che la fa funzionare, e termini come brainware (competenze presenti un un gruppo), knowware appunto (patrimonio di esperienze operative) o shareware, bannerware, crippleware, eccetera. Ma il termine può essere interpretato in modo nuovo, soprattutto per le scienze dell’informazione.

Se ogni merce ha la sua forma, qual è la forma della conoscenza come merce?

La risposta varia a seconda dei casi. Per esempio, nel caso delle industrie manifatturiere, questa forma è il brevetto; nel caso delle pubblicazioni, è il diritto d’autore; ma, nel caso del software, la risposta è più complessa, perché si dovrebbe separare la conoscenza contenuta nel software dal software stesso: a ciascuna delle due componenti si applicano diverse forme (e protezioni) della proprietà intellettuale. Ora, le basi di conoscenza sono contenute in ampi moduli software chiamati “sistemi”, ma non è facile separare l’una cosa dall’altra e usare, per esempio, una certa base di conoscenza in un sistema diverso da quello originario perché una base di conoscenza è sensibile al contesto e non costituisce una merce indipendente. Inoltre, una base di conoscenza è spesso incorporata in un determinato sistema gestionale, per cui il risultante intreccio di conoscenza e di codici software è ancor più difficile da separare.
Ruqian Lu, matematico dell’Accademia cinese delle scienze, ritiene di aver trovato la soluzione, ponendo le basi tecniche e normative di ciò che chiama “comprensione del linguaggio pseudo naturale” per la separazione abbastanza automatica dei processi di sviluppo di una shell relativamente stabile (per la gestione dei rapporti fra uomo e macchina) dai processi di sviluppo di una determinata base “mobile” di conoscenza. Le due parti, sostiene, possono essere sviluppate separatamente e indipendentemente l’una dall’altra, purché si seguano norme precise e invalicabili. Si creerebbe, così, una concentrazione della conoscenza – altrimenti distribuita o diluita in un software – entro un nucleo (core) modulare, indipendente e intercambiabile. Questo nucleo di conoscenza può ben, allora – sostiene l’autore – caratterizzarsi come merce identificabile e, soprattutto, indipendente dal contesto. È ciò che egli chiama, appunto, “knowware” tertium genus dopo hardware e software, suscettibile, così, di brevetto o di copyright autonomi.

LU, Ruqian (2007) Knowware: the third star after Hardware and Software. Publishing studies, 1 . POLIMETRICA.

Liquefazione

Il mondo delle pubblicazioni scientifiche continua a comportarsi come se il Web (e il Web 2.0) e la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, non esistessero, continuando piuttosto a basarsi sui paradigmi tradizionali della pubblicazione a stampa e del controllo di qualità dei pari. Il risultato è che ogni innovazione portata a un risultato scientifico continua a produrre un nuovo documento a stampa essenzialmente statico, senza vero riuso né evoluzione della pubblicazione e, fatto non secondario, con un tempo abbastanza lungo per la sua diffusione nella comunità scientifica di riferimento nonché – ed è forse questa la conseguenza che giudicano più grave – con un continuo accavallarsi di nuove pubblicazioni in un’ansia isterica da pubblica-o-muori, ciascuna originale nell’identificazione della proprietà intellettuale, ma assai poco originale nei contenuti. Le “pubblicazioni liquide” dovrebbero invece seguire le modalità evolutive del software, specialmente di quello aperto, per il quale un innovatore non riscrive, aggiornandolo, il vecchio manufatto, ma semplicemente lo integra con le novità apportate.

Approfondimenti: Liquid Publications: Scientific Publications meet the Web

Scientografia

Se dal Medioevo in poi uno dei sogni persistenti è stato la costruzione di una grande mappa delle scienze, l’informatica odierna può aiutare sia nella costruzione stessa sia nella sua visualizzazione e a diversi gradi di complessità. La disciplina si occupa della mappatura grafica e concettuale della scienza, ai fini di una sua migliore comprensione e, quindi, diffusione, ma anche utile nella delimitazione dei confini di nuove discipline, specialmente quando queste nascono entro aree adiacenti di altre discipline. Per esempio, la bioinformatica o le nanotecnologie, per citare i casi più recenti. Le analisi scientografiche consentono anche di scoprire connessioni inedite tra le categorie di un determinato settore disciplinare, con la conseguenza che la rappresentazione grafica dei legami interdisciplinari può conseguire già da sola una semplificazione concettuale delle discipline stesse, insieme con una migliore percezione della loro complessità strutturale, soprattutto a vantaggio dei ricercatori o dei documentalisti neofiti di un determinato dominio concettuale.

Turn

Successivamente ad altre ricerche condotte sull’information retrieval in context, Peter Ingwersen affronta con Kalervo Järvelin la possibilità di integrare information seeking con information retrieval mediante lo sviluppo di uno schema cognitivo di tipo olistico. Non più, dunque, IS separato da IR ma IS&R. Se il retrieval funziona per stringhe testuali, il seeking utilizza qualsiasi altro strumento: da una parte, dunque, testo affrontato in modo positivistico; dall’altra, un andare alla scoperta, a valutazione qualitativa e interpretativa, dell’informazione appropriata a seconda dei cómpiti assegnati, delle ricerche in oggetto, fino alla vita quotidiana dell’utente, indipendentemente dal supporto sul quale l’informazione è depositata.
Al di là dello scritto, per esempio, c’è la comunicazione verbale e, al di là di questa, c’è quella non verbale. Ma, anche rimanendo nell’àmbito dello scritto, si sa che la totalità del documento significa assai di più della somma delle sue stringhe di testo o, comunque, di tutti i descrittori simbolici dei quali è composto. Siamo, evidentemente, nel dominio delle scienze cognitive, quel settore interdisciplinare che si avvale di psicologia, gnoseologia, linguistica e intelligenza artificiale che a sua volta reca con sé cibernetica, teoria dell’informazione, teoria della decisione, e che tutte insieme presuppongono che l’elaborazione dell’informazione negli esseri viventi non sia qualitativamente (molto) diversa da quella che è operabile da un elaboratore elettronico. Se questo è vero su un piano grossolanamente operativo per la maggior parte dei concetti che agitano la mente, c’è pur sempre da ricordare F. W. Lancaster quando osservò che tra mente e calcolatore era proprio l’hardware dei due a essere diverso…

Per saperne di più: The Turn: Integration of Information Seeking and Retrieval in Context (The Information Retrieval Series)
Ingo Bogliolo

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